A partire dagli anni che precedettero la prima guerra mondiale si svilupparono numerosi movimenti aventi, come comune denominatore, il rifiuto della tradizione.
Dapprima confinati alla letteratura e alla pittura, questi gruppi di avanguardia si estesero presto anche all’architettura. Si ricordano il Futurismo in Italia, l’Espressionismo in Germania e il De Stijl nei Paesi Bassi. In particolare, il movimento De Stijl, fondato nel 1917dette vita al Neoplasticismo.
Oltre agli ospedali, alle baracche per il riposo dei soldati e ai magazzini militari, molti paesi nelle retrovie videro sorgere le Case del Soldato, dei centri ricreativi promossi dalla Chiesa Cattolica.

 

Le Case del Soldato
Il 12 dicembre 1916, l’Intendente Generale dell’Esercito comunicava la costituzione dell’Ufficio speciale Case del Soldato in zona di Guerra affidandone la direzione al Cappellano Don Giovanni Minozzi per incarico del Comando Supremo. Egli fu distaccato dalle Unità Ospedaliere del Sovrano. Ordine di Malta e trasferito al nuovo servizio.Il programma gli era nato da una idea semplice e lucida: il  soldato va alla guerra per dovere, chiamato da ordini che non è abituato a discutere. Falsi gli entusiasmi parolai, stupida la predicazione del odio. Invece, dal profondo dell’anima, dopo l’impeto della battaglia, gli salgono i sentimenti di buona umanità, l’aspirazione alla pace, alla tranquillità, alla giustizia. I soldati vogliono l’esempio del


dovere compiuto con disciplina e sentito come sacro; cercano riposo, serenità, conforto, svago, un qualche lasso di tempo per riconciliarsi con la vita; apprezzano l’interessamento per loro, l’assistenza  affettuosa, l’ascolto dei loro sfoghi. Perciò egli concepì la Casa del Saldato come un’oasi, come un luogo di riposo, come una sosta al riparo, dove si potesse respirare quell’aria di casa, fatta di amorevolezza, di fraterna sollecitudine e anche di moralità austera, per meglio disporsi al compimento del dovere. Il soldato vi doveva trovare ciò che contribuiva a rasserenarlo: libri per la lettura sana e amena, giochi vari per il divertimento, oggetti di cancelleria per la corrispondenza. Di tanto in tanto venivano invitati conferenzieri di prim’ordine e di sicura fede.A ogni Casa veniva preposto un Direttore scelto tra i soldati della Sanità, soprattutto sacerdoti, e della Territoriale. Le forniture venivano. Prelevate dalla Direzione Generale a Treviso, dove ammassava materiale l’insonne iniziativa del Cappellano e dove intendeva alla distribuzione l’impareggiabile Andrea Massimi, un soldatino della sua Preta. La Casa del Soldato con l’atmosfera casalinga di moralità favoriva la serenità dello spirito e il riposo del corpo. I soldati si rifacevano felici e giocherelloni come fanciulli. Vi si respirava il senso del dovere. In genere era composta da una sala di scrittura, da una sala di lettura con biblioteca, da un ufficio per le informazioni, da un segretariato per gli analfabeti, dalla cappella. Nei centri dove risultò possibile il Cappellano mise su anche la scuola per analfabeti, la rivendita dei generi alimentari e dei francobolli, i bagni, il teatrino, l’impianto di giochi all’aperto. Però lo schema ideale e completo per l’impianto di una Casa del Soldato comprendeva diversi locali razionalmente distribuiti. Al centro era disposta una grande Sala di soggiorno, attrezzata con tavoli per  scacchi, dama, carte, tombola, sedia per grammofono, sedioline per fisarmonica e strumenti musicali; e c’erano anche angoli di quiete per conversazioni più riposate e per la sana cordialità paesana. Non vi mancava, addossato alla parete di fondo, il palcoscenico per le recite e la proiezione dei film.
Dal salone centrale si apriva, in genere, l’ingresso agli altri ambienti, principalmente alla Cappella, che si giovava anche dello spazio del salone nei giorni di maggiore frequenza.

Alessio Ardizio, Deborah Rondolino e Simone Oneto – 3G