Il 21 febbraio 1431 nella cappella del castello di Rouen di fronte al presidente del tribunale Pierre Cauchon, assistito da un elevato numero di assessori, i quali sono soprattutto figure religiose, siede la nota Pulzella d’Orléans: Giovanna d’Arco. L’abito virile che era solita indossare durante la sua missione, la volontà di non sottomettersi a nessuna autorità e la fierezza con cui affermava di sentire le Voci di Santa Caterina o dell’Arcangelo Michele costituirono i motivi principali di cui i giudici si servirono per condannare la Pulzella eretica.

Pierre Cauchon nell’ordinanza di apertura del processo scrive che in molti luoghi si era diffusa la voce di quella donna dimenticata della dignità conveniente al suo sesso, che per una singolare e mostruosa depravazione indossava abiti adatti agli uomini e che sosteneva affermazioni contrarie alla fede cattolica. Scrive inoltre che quando questi fatti vennero a conoscenza dei padri dell’Università e del frate Billorin, vicario dell’Inquisitore del regno di Francia, quest’ultimi pregarono i Duca di Borgogna di consegnare a loro la Pulzella come sospetta di eresia.

 

 

Con questa accusa il 21 febbraio 1431 ha inizio il processo di condanna di Giovanna d’Arco.

Già durante la prima sentenza pubblica si nota il forte carattere della Pulzella, che è l’origine della forza con la quale muoveva la spada per difendere la propria nazione. Prova di questo coraggio e determinazione è la risposta che Giovanna dà a Cauchon dopo che le viene proibito di lasciare la prigione, dice infatti: “Non accetto nessuna proibizione. Se io scappassi nessuno potrebbe accusarmi di aver tradito la parola data, non vi prometto proprio nulla.” Giustifica poi la sua risposta dicendo: “I prigionieri hanno ben diritto di scappare:”.

Alla prima sentenza segue la seconda in cui Giovanna descrive accuratamente alla corte presidenziale il suo rapporto con le Voci, fattore per cui viene condannata eretica.

GIOVANNA:“All’epoca dei miei tredici anni sentii una voce mandatami da Dio per guidare le mie azioni. La prima volta ho avuto molta paura. La voce si fece sentire a mezzogiorno, eravamo d’estate. Nel giardino di mio padre. Sapete, non ero a digiuno e non avevo digiunato la sera prima. Ho sentito una Voce, che veniva da destra, dal lato della chiesa. Quasi sempre c’è anche un bagliore. La luce viene sempre dallo stesso lato della Voce e di solito è molto forte. Pensavo che fosse giusto che ascoltassi la Voce. Credo che mi fosse mandata da Dio. Dopo averla ascoltata tre volte capii che era la voce di un Angelo. La Voce mi ha sempre consigliato bene e io l’ho sempre capita.

BEAUPERE (assessore): ”Quale buon consiglio ti dava la Voce per la salvezza della tua anima?”

GIOVANNA: “Mi diceva di comportarmi bene, di andare in chiesa. Mi disse che era necessario che io, Giovanna, venissi in Francia. … La voce mi diceva di liberare Orléans assediata. Mi diceva di andare a trovare Robert di Baudricourt a Vaucouleurs perché mi desse degli uomini per accompagnarmi.”

GIOVANNA:” Non passa giorno senza che io senta le Voci.”

GIUDICE:” Le vedi sempre con lo stesso vestito?”

GIOVANNA:” Le vedo sempre nello stesso modo. Hanno il capo cinto da ricche corone.”

GIUDICE:” Come fai a riconoscere che quella cosa che ti appare sia uomo o donna?”

GIOVANNA:” Le riconosco dalle Voci e dalle rivelazioni che mi fanno”

GIUDICE:” Che specie di figura ti appare?”

GIOVANNA:” Il viso”

GIUDICE:” I capelli sono lunghi fino alle spalle?”

GIOVANNA:” Non ne so proprio niente. Non so se ci sono anche braccia o altre membra. Parlano molto bene, con gentilezza e io le capisco, benissimo.”

Le Voci sono il soggetto principale anche dei 2 interrogatori successivi in cui Giovanna sostiene che sono loro a indicarle cosa rispondere alle domande che le vengono poste, e sono loro a darle conforto. Come appunto dice:” molto conforto mi è venuto anche da San Michele, fu lui il primo a mostrarsi ai miei occhi.” E furono le Voci ad averle suggerito che avrebbe trovato la sua spada nella chiesa di Sainte Catherine di Fierbois, e ad assicurarle che l’assedio di Orléans si sarebbe concluso con la vittoria francese. Le Voci costituiscono per Giovanna la ragione di tutte le sua azioni, spesso infatti durante il processo ripete la frase ”tutto quello che ho fatto l’ho fatto per volontà di Dio.”

Nell’ultima udienza pubblica avvenuta sabato 3 marzo il giudice inizialmente approfondisce le ragioni per cui Giovanna indossa abiti maschili.

GIUDICE:” Non ti hanno mai fatto domande su codesto abbigliamento?”

GIOVANNA:” Si, mi chiesero dove e quando avessi incominciato a portare abiti maschili; io risposi che era stato a Vaucouleurs.”

GIUDICE:” Al castello di Beaurevoir non ti hanno fatto domande su questo abbigliamento?”

GIOVANNA:” Sì sì. E io risposi che non avrei cambiato abito senza permesso di Dio. Madamigella di Lussemburgo e la signora di Beaurevoir mi avevano offerto un vestito da donna oppure della stoffa per farmene uno e mi chiesero di indossarlo ma io dissi che non avevo ricevuto l’autorizzazione da Nostro Signore.”

GIUDICE:” Credevi di commettere peccato mortale indossando abiti femminili?”

GIOVANNA:” Credo che faccio meglio cercando di ubbidire e di servire il mio Signore?”

Infine l’ultima delle udienze pubbliche si conclude con le domande del giudice riguardo agli onori che la Pulzella riceveva entrando nei villaggi e riguardo agli attacchi che compiva contro le città inglesi. A queste domande Giovanna risponde con la solita foga e insolenza evitando i dettagli e mettendo in evidenza la volontà della figura divina che costituiva la ragione di ogni suo gesto, affermando più volte che avrebbe preferito rendere l’anima a Dio piuttosto che stare in mano agli inglesi.

Ma è solamente nel sesto interrogatorio complementare avvenuto il 17 marzo nella prigione di Giovanna, il momento in cui il giudice viene a conoscenza della volontà della Pulzella di non sostenere le leggi della Chiesa, come aveva scritto Cauchon nell’ordinanza di apertura. Giovanna rifiuta di sottomettersi alla chiesa militante “costituita dal papa e da tutti gli altri uomini di fede” ma crede solamente in quella trionfante.

GIUDICE:” Allora vuoi rimetterti alla Chiesa militante?”

GIOVANNA:” Sono stata mandata dal re di Francia per volontà e comandamento di Dio, della Vergine Maria, di tutti i santi benedetti del Paradiso, dalla Chiesa vittoriosa di lassù! A questa Chiesa io rispondo di tutte le mie azioni compiute o da compiere, quanto a sottomettermi alla Chiesa militante, non ho niente altro da dire per il momento:”

Infine il 27 e il 28 marzo vengono letti i 70 articoli che compongono l’atto di accusa di Giovanna d’Arco dei quali rifiuta di pentirsi. Successivamente i 70 articoli vengono poi riassunti in 12 letti il 13 maggio a Giovanna, con la speranza che la Pulzella possa finalmente pentirsi e accettare di sottomettersi alla Chiesa militante.

1° articolo: le rivelazioni e apparizioni che sostieni di sentire e vedere provengono da spiriti maligni e diabolici.

2° articolo: l’affermazione del segno divino che il Re di Francia ricevette da un Angelo costituisce una storia inventata, offensiva per la dignità della Chiesa e degli angeli.

3° articolo: affermando di credere alle apparizioni come credi in Dio pecchi contro la fede.

4° articolo: prevedere alcuni fatti, riconoscere persone mai viste prima significa utilizzare la superstizione, divinazione e presunzione.

5° articolo: indossando abiti maschili e ricevendo l’Eucarestia in questi abiti bestemmi contro Dio e lo oltraggi, trasgredisci la legge divina, le sacre scritture e le norme canoniche.

6° articolo: mettendo nelle tue lettere i nomi di Gesù e Maria e il segno della croce che voleva dire di non fare quello che la lettera diceva di fare divieni una traditrice, crudele, assetata di sangue e suscitatrice di tirannia.

7° articolo: avendo lasciato la casa paterna contro il volere di tuo padre ti sei dimostrata empia contro i tuoi genitori e hai disubbidito al comandamento divino che vuole che si onori il padre e la madre.

8° articolo: affermando di aver ricevuto il perdono dopo che ti sei buttata dalla torre di Beaurevoir commetti grave peccato di presunzione.

9°articolo: credendo di non aver mai commesso peccato mortale pecchi di temeraria presunzione e perniciosa menzogna.

10°articolo: l’affermazione che sia Santa Caterina che Santa Margherita parteggiano per i francesi e non per gli inglesi è temeraria e presuntuosa, una superstizione divina e oltraggiosa, una trasgressione al comandamento che dice di amare il nostro prossimo.

11° articolo: affermando di esserti prosternata davanti a Santa Caterina, a Santa Margherita e a San Michele e giurando di non rivelare il segno mostrato al tuo re “a meno che non lo ordini Dio” sei idolatrata, invocatrice di diavoli, eretica e hai pronunciato un illecito giuramento.

12° articolo: dicendo che se la chiesa ti ordinasse di fare il contrario di quello che tu ritieni sia il volere di Dio non le ubbidiresti per nessuna cosa al mondo mostri di avere idee false sull’unità e l’autorità della Chiesa.

Dopo la lettura degli articoli Pierre Maurice, teologo e canonico di Rouen, esorta un’ulteriore volta Giovanna a riflettere riguardo alle sue parole e di pentirsene, dicendo “io ti ammonisco, ti supplico, ti esorto affinché tu ravveda, faccia ammenda dei tuoi errori e ritrovi la via della verità, ubbidendo e sottomettendoti ai giudizi e all’autorità della Chiesa. Se non lo farai e insisterai nei tuoi peccati, sappi che la tua anima sarà dannata e che il tuo corpo, come io temo, finirà distrutto”

Con le parole di Giovanna “se fossi prossima al supplizio e dovessi vedere la catasta innalzata, il fuoco acceso e il boia pronto a gettarmi nel fuoco, se anche fossi già tra le fiamme direi solo quello che ho detto.” termina il suo processo. Ma il giorno successivo, giovedì 24 maggio, alla vista del rogo, Giovanna si tradisce, rinnega la sua forza, caparbietà e determinazione accettando di sottomettersi alla Chiesa militante. La Pulzella viene quindi condannata alla prigione perpetua e le viene imposto di vestire abiti da donna.

Forse però il pentimento per aver tradito la propria fede e i propri angeli porta Giovanna a indossare nuovamente abiti maschili e questo è conferma della presenza del demonio nella ragazza. Giovanna d’Arco è quindi un’eretica, relapsa e scomunicata.

Il 29 maggio la pulzella d’Orléans viene esortata a presentarsi il mattino seguente, il 30 maggio, alle 8 del mattino in piazza del mercato vecchio di Rouen.  

PIERRE CAUCHON:” Ogni qualvolta l’eresia infetta con il suo veleno un membro della Chiesa, trasformandolo in sodale del demonio, conviene impedire, con ardente zelo, che il pernicioso contagio si diffonda alle altre parti del Corpo Mistico di Cristo. Poiché ritornata al male noi ti indichiamo nuovamente colpita dalla scomunica nella quale eri incorsa, relapsa nei tuoi errori ed eretica, dichiariamo che devi essere rigettata dalla Chiesa come un membro marcio, così da non infettare i membri sani, che devi essere recisa dal Suo Corpo Spirituale e abbandonata al braccio secolare.”

Né ai giudici, né a Giovanna stessa in realtà sfuggì che questo processo “in materia di fede” fu esclusivamente un processo politico affinché Enrico VI di Lancaster diventasse legittimamente e saldamente erede della corona di Francia oltre che di quella inglese. Era quindi necessario distruggere ciò che Giovanna aveva fatto e in particolare la consacrazione di Carlo VII a Reims per renderlo re di Francia.


Bibliografia


Il processo di condanna di Giovanna d’Arco. A cura di Teresa Cremisi.


Articolo redatto dall’alunna TROTTO ASIA della classe III B del Liceo classico