A rischio riciclaggio

14 Luglio 2000

Lo sport spettacolo non ha cessato

di crescere in questi ultimi anni in una

società che sembra avere fatto il callo

alle sue degenerazioni (doping, crisi del

fair-play), conseguenze inevitabili della

rivoluzione industriale del settore.

La riprova la si è avuta con il Tour

de France 98. Rispetto ad altri eventi

internazionali di così alto profilo (e

rischio doping), l'intervento del governo

di Parigi è stato senza precedenti.

In Francia lo sport è istituzionalmente

aiutato e sostenuto dal Ministero dello

Sport e della Gioventù, ma anche per

questo controllato. Ebbene l'organizzazione

del Tour de France è privata al

cento per cento, e ciò sembra che non

sia gradito nei palazzi. Da qui uno dei

motivi probabili del tenore repressivo

dell'operazione anti-doping.

Ma lungo le strade della corsa transalpina

gli striscioni "bravo Leblanc" e

"bravo Virenque" non sono certo mancati.

Insomma la gente era per la riconciliazione,

non ha puntato l'indice.

Detto questo, l'industria dello spettacolo

sportivo molto probabilmente

dovrà fare i conti sempre più con un'altra

realtà: il denaro di provenienza illecita.

Il rischio è elevato per via di una particolare

situazione di indebitamento

generale in cui oggi versano l'industria

sportiva dello spettacolo e, paradossalmente,

il suo primo sponsor: i network

televisivi a pagamento.

E se in questo ultimo caso l'esposizione

finanziaria copre spesso investimenti

in tecnologie, per lo sport buona parte

del ricorso al credito viene poi inghiottito

dagli oneri della manodopera, sia in

termini di acquisizione della stessa che

di stipendi correnti.

Senza contare le possibili conseguenze

di eventi rivoluzionari all'orizzonte,

che potrebbero aggravare questo stato

delle cose: da una parte l'avvento di

nuovi sistemi di comunicazione audiovisiva

(internet) che potrebbero bruciare

quelli televisivi, i cui investimenti non si

vedrebbero neppure ripagati; dall'altra

l'azzeramento degli indennizzi sui contratti

di cessione dei diritti alle prestazioni

sportive degli atleti, merci per le

preziose operazioni di ricorso al sistema

creditizio (anticipo sul contratto ceduto

o sulla sua fatturazione).

Il giorno in cui un sistema finanziario

più liberal e meno vincolato alla politica

non dovesse più sostenere questi settori

"liberali" dai bilanci in rosso, per il denaro

delle attività illecite si aprirebbe un mercato

dai confini inesplorati.

Senza un contenimento dei costi della

manodopera dello spettacolo sportivo

e senza un passaggio più massiccio di

sport televisivo in criptato, quel rischio è

destinato inevitabilmente a crescere. Se

non è già realtà (!?).









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