Sul panorama sportivo nazionale si
registra periodicamente l’intervento
dei primi cittadini a stimolare la partecipazione
finanziaria delle forze economiche
a sostegno delle massime
espressioni dello sport distrettuale,
sempre più strumenti di geomarketing
per la pubblica amministrazione.
Talvolta si tratta di società sportive
di capitali con fini di lucro (srl, spa) al
pari delle aziende di altri settori, ma
contributi e sollecitazioni del pubblico
non vengono censurate dalla Cee
quale sleale concorrenza sul mercato,
considerato la specificità dello sport,
la cui rivoluzione industriale in Europa
rimane incompiuta.
A livello professionistico, dove le
società hanno un valore intrinseco
(titolo sportivo) ed equilibri societari
interni, questi inviti del pubblico hanno
risvolti diversi se proiettati nei confronti
di potenziali sponsor o donor od azionisti.
Questi appelli interessano tanto la
provincia quanto le aree metropolitane.
Ricordiamo per esempio quelli del sindaco
Albertini rivolti all’imprenditoria
milanese a favore dell’azienda cestistica
già titolare della famosa squadra
“delle scarpette rosse”. Interventi per
certi versi coraggiosi, tenuto conto che
si tratta di competere contro le spa
Internazionale e Milan.
Interventi di cui non ha avvertito
in questi anni la necessità viceversa
il governo della città di Torino, assente
ormai da tempo nell’élite di sport
nazionali quali pallacanestro e pallavolo.
Lì i potenziali investitori devono
fare i conti con il brand Juventus che,
entrato in Borsa, sta pianificando una
manovra di aggressione commerciale
sul territorio senza precedenti (stadio,
polo tematico).
Eppure qualcosa potrebbe cambiare
in futuro sullo scenario del capoluogo
piemontese.
Innanzitutto pensiamo che Torino
2006 dovrebbe lasciare in eredità un
complesso polivalente di alto profilo
(stadio del ghiaccio). A quel punto l’autorità
politica cittadina potrebbe sentirsi
in dovere di chiedere al sistema
Torino investimenti tali da ospitare nella
nuova struttura espressioni sportive di
massima serie.
E proprio in questa ottica potrebbe
inserirsi il progetto Noicom (volley
maschile A) di realizzazione di una rete
regionale pallavolistica, basata su club
satelliti per ogni provincia, il tutto baricentrico
a Torino e non più a Cuneo.
In un possibile futuro rilancio metropolitano
degli sport di squadra di palestra,
organizzati magari a livello di campionati
continentali per club, la provincia
dovrà quindi comprendere se ci sarà
spazio oltre che per la formazione di
manodopera, anche per lo spettacolo
di alto profilo.