CORSI SPORTIVI ED IVA: UE, LA RICERCA DEL “PERFEZIONISMO” GIURIDICO CHE COSTA CARO ALLE FAMIGLIE

12 ottobre 2025

Articolo di riferimento:
In Europa nessuna strategia (5 Gennaio 2001)

Il ruolo dello sport nella formazione tra i giovani
Lo sport è un argomento piuttosto ricorrente
nelle tematiche moderne. In molti infatti si
chiedono quali funzioni abbia e quali benefici
possa effettivamente portare a chi lo pratica;
tuttavia non tutti sanno rispondere a queste
domande frequenti, perché, purtroppo,
all’attività fisica viene dato solo un valore parziale
rispetto a quanto in realtà valga.
Innanzitutto lo sport non è un’attività che si
concentra unicamente sulla formazione a livello
fisico, ma consente anche uno sviluppo sul piano
morale e psicologico.
Infatti lo sport costituisce una vera e propria
scuola di vita per i giovani, favorendo la
formazione di valori fondamentali come lealtà,
rispetto, autodisciplina e spirito di squadra.
Riguardo al piano psicofisico invece si può fare
riferimento all’articolo pubblicato da skuola.net
nel maggio del 2023, che sostiene: “Con lo sport
si sperimenta l'autostima e la modestia, la
leadership e il lavoro di squadra, l’autodisciplina,
la capacità di affrontare e risolvere i problemi e
molto altro ancora. Tutti principi che si ritrovano
alla base del processo di sviluppo. Inoltre molti
studi e ricerche dimostrano che l'attività fisica
migliora abilità utili al bambino nel suo percorso
scolastico in materie come l'aritmetica, la
memorizzazione e la lettura”. Senza dimenticare
che praticare attività sportive migliora anche le
capacità cognitive: concentrazione, memoria e
abilità di risoluzione dei problemi, con benefici
che si riflettono nello studio e non solo. Infatti lo
sport rappresenta anche un potentissimo
strumento di inclusione sociale.
Che cos’è l’IVA e come funziona
Innanzitutto è necessario specificare che l’IVA è
una imposta elaborata in Bruxelles nel 1967. 
Essa è applicata sui prezzi di quasi tutti i beni e i
servizi.
Gli operatori economici che la incassano in
occasione delle vendite e delle prestazioni la
versano nella casse dello Stato. Ben si comprende
allora come si tratti di una entrata fondamentale
per gli Stati membri della UE che, in parte, la
riversano in modo periodico in Bruxelles. Il
gettito IVA assicura la copertura dei costi dei
servivi pubblici nazionali e comunitari.
In Italia l’aliquota ordinaria è pari al 22% del
prezzo. Vi sono aliquote ridotte per alcuni beni e
servizi di primaria importanza. Fino a giungere
alla esenzione dall’IVA prevista per l’erogazioni di
beni e di servizi fondamentali per una comunità
nazionale, fra i quali l’ “istruzione”.
Ed è a questo punto che lo sport formativo e l’IVA
si intersecano. Con un risvolto particolare non di
poco conto.
I corsi sportivi e la “paradossale” questione
dell’IVA
L’argomento venne alla luce nello Stato della
Baviera a seguito di un contenzioso fra la locale
Agenzia delle Entrate ed un club sportivo
praticante il nuoto. La controversia venne portata
innanzi alla Magistratura europea che nel 2019 si
espresse, fornendo la interpretazione autentica
con la quale va affrontato il tema.
Per i “padri” dell’IVA (1967) solo il corso sportivo
(a pagamento) all’interno del percorso
curriculare degli studenti gode dell’esenzione. Al
di fuori di tale confine, al prezzo di quel corso
deve essere aggiunto il tributo europeo. Come
scritto sopra, in Italia si tratta di un aggravio del
22%.
Il motivo?
L’organizzatore del corso sportivo all’interno del
mondo scolastico applicherà il metodo dell’
“insegnamento inclusivo” come per qualsiasi
altra materia, per garantire a tutti gli studenti le
stesse opportunità di apprendimento,
valorizzando le differenze individuali e
rimuovendo le barriere all'accesso ed alla
partecipazione. Al di fuori della scuola tale
“approccio inclusivo” non è vincolante e quindi
per presunzione quel “corso” (anche generico)
non può godere dell’esenzione IVA.
Questa ricerca del voler spaccare in quattro il
capello, questa ricerca della perfezione a tutti i
costi (in àmbito giuridico), per certi versi
narcisistica, è insito nello spirito europeo.
Da cittadini Europei se ne può anche andar fieri,
ma sta di fatto che la realtà è ben diversa.
L’ interpretazione comunitaria è in pratica
disattesa dai legislatori nazionali (e quindi dai
club sportivi) nei 26 Paesi membri della UE, a
partire da quei Paesi dove da più tempo l’IVA è
vigente (in Germania del 1° Gennaio 1968, in
Italia dal 1° Gennaio 1973 …). Essi difendono la
natura di “operazioni esenti IVA”. Trattandosi di
una questione che interessa tutti e 27 i Paesi UE
(dal Granducato del Lussemburgo con l’aliquota
ordinaria IVA attualmente più contenuta al 16%
fino a quella più elevata in Ungheria del 27%), al
suddetto muro forse sarebbe auspicabile la
proposta dell’applicazione dell’aliquota IVA
nazionale più ridotta (in Italia attualmente quella
del 4%).
D’accordo, si tratta comunque di un balzello per
le famiglie, tuttavia il rischio per i club sportivi (e
quindi per le famiglie a cascata) è quello che in
caso di contenzioso con l’Ufficio delle Imposte il
giudice tributario nazionale applichi la direttiva e
le sentenze comunitarie.
Innanzi a questa vicenda paradossale in atto la
vera domanda è: i genitori sono consapevoli di
questa situazione? La risposta è no, la maggior
parte di essi infatti non è a conoscenza di ciò che
potrebbe succedere e soprattutto della
condizione spiacevole in cui potrebbero ritrovarsi
i club sportivi presso i quali praticano i loro figli.
Come si può comprendere una sorta di “spada di
Damocle” che incombe sull’associazionismo
sportivo comunitario alle prese con un’altra
criticità: lo stato di salute del patrimonio
impiantistico sportivo di base.
Le infrastrutture sportive
“Le infrastrutture sportive non sono solo luoghi di
attività fisica, ma centri di aggregazione che
propagano benefici sociali, culturali ed economici.
Sono strumenti per contrastare l’isolamento,
favorire l’inclusione e promuovere il benessere
psicofisico, come riconosciuto anche nell’articolo
33 della Costituzione”, queste sono le parole di
Andrea Abodi, Ministro per lo sport e i giovani,
che su sport.governo.it definisce l’importanza del
ruolo dei luoghi in cui si pratica sport.
Infatti si può affermare che questi spazi hanno il
potere di unire una moltitudine di persone
diverse tra loro, di età differenti, che grazie alle
attività sportive possono incontrarsi e conoscersi
nonostante le diversità.
Un altro articolo dell’ Union Sport & Cycle
denuncia invece come le infrastrutture siano
ormai poco efficienti e, soprattutto, obsolete. Un
esempio lampante possiamo ricavarlo dal
territorio francese dove il 40% degli impianti è
stato costruito prima del 1985 e metà non è mai
stata riqualificata. Per far fronte al problema il
governo ha avviato programmi di finanziamento
con l’Agence nationale du sport. Tuttavia queste
iniziative sono insufficienti e serve individuare
una strategia efficace che possa essere oltretutto
applicata non solo in Francia, ma anche negli altri
Stati.
La ricerca di una soluzione
Riconoscere le attività sportive giovanili quali
“diritti educativi” dovrebbe costituire il primo
passo di un impegno politico da parte dell’Italia e
dell’Europa.
Ci sono anche proposte più pratiche come
l’adozione di un modello-pubblico-associativo,
sperimentato già nella città di Montreuil, in
Francia, ovvero associazioni pubbliche e private
per garantire l’accesso agli impianti sportivi. Si
suggerisce inoltre di coinvolgere promotori
immobiliari nella creazione di impianti sportivi,
integrandoli come essenziali nella vita dei
giovani.
Infine Union Sport & Cycle ribadisce l’avversità
nel tassare lo sport e dichiara che continuerà la
battaglia politica.

Agnese SERAFIN
Emma GUGLIOTTA

16 Settembre 2025    









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