Articolo di riferimento:
“Calcio crack: Europa colpevole” – 23 Settembre 2002
La SuperLega è, o forse è stato, un progetto
ambizioso e controverso che suscitò grande
attenzione e dibattito nel mondo del calcio. L'idea
di base era quella di creare una competizione di
élite calcistica costituita idealmente dalle migliori
20 squadre d’Europa, che andrebbe a sostituire le
attuali massime competizioni europee.
Proposta e ideata nel 2021 da Andrea Agnelli, ex
presidente della società Juventus, di concerto con
Florentino Perez, presidente del Real Madrid e
con la società A22 Sports Management, la
progettualità ottenne sin da subito una visibilità
globale.
La proposta fu sottoscritta da 12 top club europei
(compresi quelli del Regno Unito) definiti anche
“fondatori”: Juventus, Milan, Inter, Real Madrid,
Barcellona, Atletico Madrid, Manchester United,
Manchester City, Liverpool, Chelsea e Tottenham.
L’appoggio ed il sostegno di tali club, decisi ad
incassare maggiori introiti e ad ottenere più
visibilità, condusse la UEFA a schierarsi
significativamente contro la SuperLega.
Per quali motivi la UEFA e il suo presidente
Aleksander Ceferin agirono così?
La reazione della UEFA fu immediata, dura ed
incentrata su di una linea di condotta
protezionistica della tenuta finanziaria del
movimento calcistico continentale e del modello
culturale sportivo europeo fondato sulla
meritocrazia. Tale modello può essere
sintetizzato nel principio che ispira il “format”
delle competizioni annuali organizzate delle
federazioni sportive (non solo calcistiche)
europee: libero accesso a tutti coloro che,
garantendo la sostenibilità economico-
finanziaria, acquisiscono sul campo e con i
risultati sportivi il diritto a parteciparvi; quindi
dei tornei continentali gestiti da Organismi i cui
club sono affiliati non per “censo” e quindi
possono perdere la “eleggibilità” sul campo di
gara, a differenza di quanto avviene nelle Leghe
sportive statunitensi “chiuse” (NBA, NFL, NHL e
MLB) che non contemplano la “esclusione per
demeriti sportivi”.
Modelli culturali a parte, la Superlega avrebbe
annoverato i top club d’Europa, vere e proprie
potenze economiche e mediatiche che,
aderendo a ciò, avrebbero compromesso in
primis tutto quello che concerne le entrate
economiche (ticketing, sponsorizzazioni, diritti Tv e
Web, merchandising …) delle competizioni UEFA,
dal momento che il pubblico calcistico si
concentra in linea generale maggiormente su
partite più interessanti, combattute ed
appassionanti. Dati alla mano sui 12 club
partecipi alla Superlega, 11 rappresentano
insieme il 73% dell’audience mondiale
concentrata su 15 squadre.
In altre parole servendoci delle cifre delle gare
della stagione agonistica UEFA per club
2024/2025 appena conclusa (UCL, UEL, UECL e
SCUP), è possibile comprendere la rilevanza
della posta in palio: un fatturato di 4,4miliardi di
euro, la cui distribuzione interessa per il 93,5%
la UEFA (copertura dei costi di organizzazione e
funzionamento delle 4 competizioni) ed i club
partecipanti (a titolo di premi) e per il 6,5% le
Federazioni calcistiche nazionali aderenti alla
UEFA. Si tratta di circa 290 milioni di euro, si dirà
pochi soldi sul volume di affari complessivo, ma
essi rivestono un “peso specifico politico” non
indifferente. Trattasi di risorse finanziarie per le
Organizzazioni calcistiche nazionali e quindi per
l’intero movimento continentale.
Alla luce di quanto sopra non sorprende che la
UEFA minacciò fin da subito di deliberare
l’irrogazione di pesanti sanzioni ai club
partecipanti, incluso il divieto per i loro
dipendenti sportivi di prendere parte non solo
alle competizioni continentali per Nazioni, ma
anche ai campionati nazionali per club, come la
serie A italiana.
Nel Regno Unito in particolare si registrò poi un
sentimento di contrarietà anche da parte di una
aliquota significativa di tifosi e dei media, i quali
accusarono i club fondatori di cercare solo il
profitto a scapito della tradizione, della
competizione e dell' aspetto meritocratico del
calcio.
Per quali motivi
i 12 top club aderirono alla Superlega?
I motivi principali per cui i club decisero di
partecipare al progetto Superlega sono le
maggiori entrate finanziarie e la maggiore
mediaticità, entrambe derivanti da
un'esposizione massimale non limitata alla sola
Europa bensì al resto del globo.
L’elemento che ha condizionato la scelta
dei club è senza ombra di dubbio il denaro. Infatti
la società A22 garantiva 5 miliardi a stagione per
tre stagioni, più del doppio di quello che viene
stanziato annualmente dalla UEFA nella propria
maggiore competizione, la Champions League. I
profitti sarebbero derivati da diversi fondi
d’investimento europei e nordamericani e
sarebbero stati distribuiti equamente ad ogni
club partecipante, con ovviamente differenti
premi in base al posizionamento finale della
competizione. Inoltre i club fondatori avrebbero
ricevuto un bonus iniziale di circa 3,5 miliardi,
fornito da JP Morgan, una multinazionale
statunitense di servizi finanziari, da dividere tra
loro per finanziare infrastrutture ed investimenti.
I club scelsero di partecipare alla Superlega
perché essa garantisce entrate fisse e prevedibili
limitando il rischio di perdita economica. Con una
voce in capitolo diretta circa la cessione dei
diritti tv e web e la distribuzione del ricavato.
Quali conseguenze economiche ed organizzative
per le leghe calcio nazionali?
Se il progetto SuperLega si fosse concretato le
leghe nazionali, insieme con i restanti club privi
dei requisiti patrimoniali, strutturali e finanziari
per entrare a far parte della Superlega, molto
probabilmente avrebbero dovuto affrontare un
traumatico processo di “ridimensionamento” a
360 gradi. A partire dalla manodopera sportiva e
non: una sostanziale contrazione del salario
annuo del singolo calciatore e del personale fino
a giungere in alcuni casi al taglio delle persone
assunte per via delle limitate disponibilità
economiche. Tutto ciò avrebbe quindi
comportato un incremento del divario tra i club
calcistici europei.
Il modello NBA è stato d’ispirazione
all’ideazione del progetto Superlega?
Vi è un aspetto principale che accomuna la
National Basketball Association (NBA) e la
Superlega, ovvero l’idea di un campionato
circoscritto ad una élite limitata di squadre,
scelte per prestigio, notorietà e patrimonio.
Tuttavia questo modello “chiuso” è difficilmente
applicabile nel mondo del calcio europeo anche
per via della strutturazione organizzativa degli
sport di squadra tutta statunitense (e che in
parte coinvolge anche il Canada): al di sotto
delle leghe professionistiche federali (NBA, NFL,
NHL e MLB) lo scenario sportivo agonistico
poggia (anche e soprattutto ai fini del ricambio
della manodopera) sui circuiti sportivi
universitari, frequentati da atleti-studenti
amatoriali, non da sportivi professionisti come
lo sono in Europa le persone che lavorano nei
Campionati nazionali delle massime divisioni.
Come a dire, in quegli àmbiti negli Usa non vi è
mai stato e non vi è uno stato sociale di cui
tenere conto ai fini della sua integrità, della sua
tenuta.
Tuttavia un modello simile alla NBA in Europa
esiste già dal nuovo millennio, quando nel 2000
venne fondata l'Eurolega, massima competizione
cestistica nel continente europeo che ha un' impostazione davvero simile al campionato
americano. Infatti le 18 società cestistiche
pagano una licenza per prendere parte
annualmente al campionato. Ovviamente senza
neanche bisogno di doverlo specificare, i soldi
mossi e investiti per l’Eurolega sono nettamente
minori a quelli di NBA ed eventualmente
SuperLega in relazione al suo prestigio e alla sua
mediaticitá pressoché concentrata nel continente
Europeo.
Modello Superlega per la revisione
dei format delle competizioni UEFA?
La risposta è parzialmente affermativa. Le 3
competizioni UCL, UEL, UECL nella stagione
agonistica 2024/20025 appena conclusa hanno
assunto infatti la configurazione di veri e propri
campionati dotati di classifica generale per
decretare le squadre che accederanno alle
successive fasi. Nuove competizioni veramente
simili al progetto Superlega con alcune differenze
sostanziali, come il maggior numero di club
suddivisi in quattro fasce che contribuiscono a
portare maggiore eterogeneità e ovviamente
spettacolarità nei calendari rispetto al modello
ideato da A22 Sports Management.
Un’ altra importante differenza è costituita dai
guadagni dei club per la partecipazione e gli
eventuali passaggi dei turni, ovviamente più
contenuti. Infatti se la Superlega avrebbe
garantito 5 miliardi da dividere tra i 12 club a
stagione, la UEFA, prendendo in considerazione
la sola Champions League, garantisce quasi 2
miliardi e mezzo di euro da spartire (non in parti
uguali) a 36 squadre, ovviamente molti meno.
Conclusione
A mio avviso in Europa ad oggi non è applicabile
un modello così tanto simile alla NBA per quanto
riguarda il calcio, dal momento che nel vecchio
continente le leghe nazionali e, insieme con loro,
gli appassionati si opporrebbero, come accaduto,
a tale progetto poiché verrebbe sottratto il
“bello” del calcio, ovvero l'eterogeneità e la
competitività: solo attraverso la meritocrazia si
può giungere ad accaparrarsi e ad ottenere un
posto nelle competizioni europee di più alto
livello.
Tuttavia il progetto Superlega non è stato del
tutto negativo; esso infatti ha sollevato una serie
di interrogativi sul futuro del calcio, sull’equilibrio
tra la tradizione e la modernità e sul nuovo ruolo
dei club, ormai già evoluto, di potenze
economiche e mediatiche.
Sebbene la SuperLega non sia riuscita ad imporsi
ed a nascere, il cambiamento del sistema
calcistico è ormai alle porte come testimoniano le
nuove modalità delle competizioni UEFA viste
proprio a partire dalla stagione 2024/2025.
Pietro NELVA
5 Giugno 2025