Articolo di riferimento:
Prendere coscienza (1° Febbraio 2002)
Assistendo seduti in poltrona ad una competizione di alto livello, sovente subito dopo l’annuncio del nome dell’atleta da parte dei telecronisti si sente nominare il gruppo sportivo militare di appartenenza.
Non si tratta assolutamente di un caso: nel mondo dello sport la possibilità fornita dallo Stato agli atleti di appartenere a un gruppo sportivo militare, tradizione presente da molto tempo, sta assumendo un’importanza via via crescente e, oltre a rappresentare un sostegno diretto dello Stato alle attività sportive, permette di offrire nuove possibilità agli atleti, contribuendo in modo significativo ai loro successi.
Ed ancòra non si tratta di una “buona pratica” esclusiva italiana, come avremo modo di cogliere nel proseguo del brano.
In Italia
Nel panorama dello sport italiano i corpi sportivi (CS), detti anche gruppi sportivi militari, contano attualmente circa 1400 atleti provenienti da Esercito italiano, Marina militare, Aeronautica militare e Arma dei Carabinieri che dipendono dal Ministero della Difesa, e da Guardia di Finanza (Fiamme Gialle), Polizia di Stato ( Fiamme oro), Polizia Penitenziaria ( Fiamme azzurre), Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco (Fiamme Rosse) che sono invece corpi di Stato che non dipendono dal Ministero della Difesa.
Questi gruppi sono solitamente affiliati alle federazioni sportive riconosciute dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e sono particolarmente attivi nelle competizioni sportive sia nazionali che internazionali.
L’accesso a questi gruppi avviene tramite un concorso riservato ad atleti tra i 17 e i 35 anni titolari di risultati agonistici di livello nazionale certificati dal CONI. Inizialmente viene sottoscritto dagli atleti un contratto come volontari in ferma quadriennale, con grado e stipendio uguale a quello di chi è in servizio nelle forze armate. Superato il concorso gli atleti vengono sottoposti ad un addestramento specifico, anche nelle discipline militari, e si allenano prevalentemente nei centri sportivi del gruppo di appartenenza. Così facendo, agli atleti è permesso dedicarsi interamente alla loro carriera sportiva ricevendo un sostegno economico oltre alla possibilità di potersi allenare in centri di eccellenza nazionale; d’altro canto i loro successi sportivi fanno acquisire prestigio al gruppo al quale appartengono.
Successivamente, ogni due anni, gli atleti vengono sottoposti ad un controllo per confermare la loro appartenenza ai programmi atletici; nel caso in cui non possiedano più i requisiti necessari, essi potranno lasciare il corpo oppure ottenere un altro incarico al suo interno.
A fine carriera l’atleta rimane nel gruppo sportivo di appartenenza, passando a mansioni negli uffici interni o restando nel circuito dei centri sportivi e nei programmi di allenamento.
Dopo aver analizzato quanto accade in Italia è giunto il momento di soffermarsi su una visione più ampia che volge lo sguardo’agli altri cinque Paesi fondatori della Comunità Europea; in ordine alfabetico: Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi.
In Belgio
Gli atleti militari possono ottenere lo status di Sportivo d'Elite per la Difesa (SED), che consente loro di conciliare la carriera militare con lo sport di alto livello, inclusa la partecipazione ai Giochi Olimpici e ai Giochi Mondiali Militari. Questo status offre loro una formazione specifica presso il Reale Istituto Militare di Educazione Fisica (IRMEP) di Eupen e garanzie di lavoro dopo la carriera sportiva.
In linea generale e fatte le debite proporzioni, rispetto ai Paesi oggetto della presente elaborazione i numeri degli sportivi aggregati alle missioni olimpiche belghe risulta piuttosto contenuti. Sette per esempio sono stati quelli selezionati per i Giochi Olimpici di Parigi2024.
In Francia
Nel Paese confinante con l’ Italia le forze armate hanno contribuito e contribuiscono al successo della Francia alle Olimpiadi, ma soprattutto si sono servite dello sport come strumento operativo, educativo, terapeutico e strategico.
Lo sport infatti è da sempre considerato parte fondante dell’attività militare francese.
Le Squadre di Francia militari (EFM) comprendono i migliori atleti delle tre forze armate (esercito, marina ed aviazione) e della gendarmeria, offrono loro la logistica di alto profilo e consentono agli stessi di partecipare a competizioni nazionali ed internazionali attraverso selezioni rigorose.
Gli atleti sono scelti esclusivamente in base alla competitività, senza quote di rappresentanza per ciascuna forza armata.
Questa struttura organizzativa è dovuta alla volontà della Francia di essere tra le prime tre nazioni militari a livello mondiale. La Francia infatti ospita regolarmente i Campionati del Mondo militari e partecipa ai Giochi Mondiali Militari (JMM), eventi simili alle Olimpiadi dedicati alle forze armate di tutto il mondo, dove gli atleti transalpini hanno raggiunto ottimi risultati.
In Germania
Opera un sistema simile a quello italiano in cui gli atleti militari fanno parte della Bundeswehr, le forze armate tedesche.
La Bundeswehr mette a disposizione degli atleti centri sportivi di alto livello che hanno reso la Germania una validissima compagine a livello internazionale.
In Lussemburgo
Per il Granducato non possiamo propriamente parlare di ‘’gruppi sportivi militari’’. L’organismo centrale per lo sport è infatti costituito dal Comitato Olimpico e Sportivo Lussemburghese ( COSL), fondato nel 1912, di cui fanno parte più di 125.000 membri sportivi e 1500 associazioni sportive e che si occupa della diffusione e del potenziamento dello sport in questo Stato. Che, nonostante le limitatezze territoriali e demografiche, offre quindi agli atleti la possibilità di praticare sport ad alto livello e di partecipare a competizioni internazionali.
Nei Paesi Bassi
L’espressione ‘’Militaire sportgroepen’’ indica i gruppi sportivi militari facenti parte delle forze armate che si dedicano alla promozione dell’attività fisica e dello sport nei Paesi Bassi. Si rivela anche in questo caso i una notevole affinità con il modello italiano.
Il parere (in astratto)
Dal mio punto di vista i gruppi sportivi militari non solo in Italia, ma anche negli altri paesi europei “visitati”, sono indispensabili poiché permettono agli atleti di crescere, di aumentare i loro successi, di raggiungere numerosi risultati e quindi di contribuire alla diffusione dello sport in tutto il territorio. Si ingenera infatti il cosiddetto “spirito di emulazione”che fa appassionare sempre più bambini e ragazzi all’attività sportiva. Cito ad esempio il caso di Sofia Raffaeli, medaglia olimpica alle Olimpiadi di Parigi 2024, membro del gruppo sportivo delle Fiamme Oro, i cui successi hanno fatto sì che molte bambine potessero appassionarsi alla ginnastica ritmica, sport da lei praticato.
Il parere (con riferimento alle prospettive nel “nuovo Mondo”)
Quanto espresso di favorevole al punto precedente non può tuttavia sottrarsi al passaggio dei “filtri” di quello che viene a delinearsi per i Paesi sopra citati come una sorta di “nuovo Mondo” o “Mondo nuovo”.
Il punto di partenza è chiaro: il mantenimento della linea di condotta secondo la quale far rientrare tra la spesa pubblica (quella dei Ministeri interessati) una buona parte dell’ organizzazione e della pratica delle attività sportive di vertice, per la cui copertura finanziaria si fa ricorso alle imposte sui redditi pagate dai cittadini.
I due filtri: a) la riqualificazione della spesa pubblica nel settore della sicurezza avverso azioni ostili a 360 gradi (protezione beni immateriali, materiali e cittadini) e b) i limiti della imposizione fiscale sui redditi.
a) La riqualificazione della spesa pubblica nel settore della sicurezza
Richiesta dalla Commissione UE i 6 Paesi in questione la stanno affrontando. Per ciascuno di essi l’operazione comporterà nel tempo degli investimenti significativi.
Destino vuole che si tratti del comparto (la difesa in sostanza) nel quale è coinvolta la materia in trattazione (lo sport militare).
Alcune cifre base 2024 agevolano l’elaborazione.
La media dei 6 Stati della spesa annua in questione è pari a 33miliardi di euro; la media dei 6 Prodotti Interni Lordi PIL (cioè la somma dei valori monetari dei beni e dei servizi prodotti in un anno) si aggira intorno ai 1.875miliardi di euro.
Volendo applicare a questo ultimo dato un indice percentuale del 2% a titolo di riqualificazione della spesa per la sicurezza si ottiene l’importo medio di 37miliardi.
Nel 2024 la Repubblica Italiana imputa alla spesa in parola l’importo di circa 30miliardi di euro (per l’esattezza € 29.700.000.000).
Ora, sulla base dei dati dell’attuale scenario procediamo con il calcolare un valore di spesa media annuale per la gestione dei gruppi sportivi militari:
alla massa salariale di circa 28milioni di euro (€ 20.000/stipendio medio a persona per 1.400 persone) aggiungiamo un importo di 4milioni di euro, pari al 10% della spesa annua sostenuta dal CONI per le missioni olimpiche, a titolo di oneri per tutto ciò che concerne la formazione “in house” degli atleti militari, cioè al di fuori dei periodi degli allenamenti collegiali presso i centri federali.
La risultanza complessiva di 32milioni di euro rappresenta l’1 per mille circa della spesa per la sicurezza militare (30miliardi di euro diviso per 32milioni di euro).
Alla luce dell’elaborato, anche nello sforzo per il raggiungimento annuale della cifra media dei 6 Paesi (37miliardi di euro, quindi più 7), in modo obiettivo l’onere della spesa dello sport militare italiano dovrebbe risultare sostenibile.
b) I limiti della imposizione fiscale sui redditi
Il “passaggio” attraverso questo secondo filtro, viceversa, potrebbero in un futuro presentarsi arduo.
Se infatti i gettiti annuali fiscali iva più dazi sugli scambi commerciali risultano per lo più lineari (basandosi sui prezzi oggettivi sul mercato dei beni e dei servizi), per i 6 Paesi fondatori della Comunità Europea, come d’altronde per gli altri 21 della Unione Europea (UE), il gettito delle imposte sui redditi (l’Irpef in Italia per intenderci) sembra dover fare i conti con una serie di fattori sulla carta governabili (variabili dipendenti), salvo poi che la conseguenza della azione applicata (variabile dipendente) o non viene misurata oppure sfugge ad una valutazione fondata.
Alcuni esempi:
- i redditi delle attuali sostanziose rendite pensionistiche dei contribuenti boomer con il trascorrere del tempo decresceranno senza una congrua sostituzione;
- i redditi da lavoro contenuti necessitano di detrazioni e bonus che erodono la base imponibile;
- i redditi da produzione di altissimo livello sono indirizzati sovente verso aree a tassazione agevolata (cosiddetti “paradisi fiscali”) e sottratti alla imposizione tributaria nazionale;
-nella determinazione dei redditi “patrimoniali” (correlati al possesso ed all’eventuale compravendita di terreni ed immobili, strumenti finanziari, partecipazioni azionarie, monete elettroniche …) per lo più si rileva in modo obiettivo degli importi a titolo di base imponibile sproporzionati in meno rispetto ai valori delle relative ricchezze di riferimento;
- sui redditi di lavoro autonomo anche contenuti ed assoggettati non all’Irpef progressiva verso l’alto, bensì ad imposte sostitutive con aliquota fissa, la necessaria contribuzione previdenziale “sostenuta” comporta dopo solo pochi anni l’estinzione della ditta e quindi una contrazione della base imponibile fiscale.
Il tutto all’interno dell’inevitabile ciclico riassestamento in corso delle nazioni innanzi a cambiamenti di peso (umani e naturali) che sembra presentarsi per l’area europea occidentale di segno discendente dopo fluttuazioni economiche in ascesa.
Ed allora per i suddetti Paesi volendo mitigare le conseguenze, anche e soprattutto in termini di coesione sociale, dell’attuazione dei programmi di riqualificazione miliardaria della spesa per la sicurezza (all’interno della quale si pone la spesa milionaria dello sport militare), sembra inevitabile che sul fronte della imposizione fiscale dei redditi sarà necessario apportare dei correttivi.
In alternativa, considerato anche che l’area in questione risulta scarsamente dotata delle materie prime super richieste nel Mondo (petrolio, gas naturale e terre rare) sembrerebbe inevitabile una linea di condotta volta ad un drastico ridimensionamento della spesa pubblica che potrebbe non evitare (in tutto od in parte) anche lo sport militare.
Aline PRETTI
27 Agosto 2025