MILANO-CORTINA 2026: OPPORTUNITA’ PER IL SISTEMA BIELLA NEL TRISTE RICORDO DI TORINO 2006!?

02 ottobre 2025

Articolo di riferimento: 
Prendere coscienza (1° Febbraio 2002)    

A distanza di venti anni le città metropolitane di Torino e Milano ospitano le competizioni degli sport del ghiaccio all’interno del programma dei Giochi Olimpici invernali.
Diverse migliaia di appassionati da tutto il mondo dotati di capacità reddituale di rilievo e soggiornanti in città lungo i 15 giorni di svolgimento delle competizioni sulla superficie ghiacciata.
Per i due capoluoghi regionali, soprattutto il primo, la necessità di farsi conoscere a livello internazionale (anche) quali siti turistici in un mese particolare come quello di Febbraio, in linea generale lontano dall’immagine dell’Italia Paese del sole ottimale per le vacanze estive.

Equidistante tra le due citate realtà metropolitane anche il Distretto biellese nell’arco di tempo in parola ha avviato percorsi pionieristici in àmbito turistico ed in quello della trasformazione sostenibile di ciò che rimane dell’industria tessile manifatturiera.

In trattazione vi è  l’ “indotto turismo” diretto (cioè correlato alle due settimane di gare) per il Sistema Biella generato (sulla carta) dall’assegnazione dell’organizzazione delle Olimpiadi invernali  da parte del CIO alle due città metropolitane relativamente vicine al capoluogo laniero. 

Procediamo con ordine.

Torino e le valli limitrofe 2006 al debutto sul proscenio mondiale 
Le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 furono la 20ª edizione dei Giochi Olimpici Invernali, tenutasi a Torino dal 10 al 26 febbraio 2006. 
Quei Giochi segnarono un momento importante per l'Italia, che aveva già ospitato le Olimpiadi Invernali a Cortina d'Ampezzo nel 1956 e quelle Estive a Roma nel 1960. 
Quest'evento di così grande dimensione permise  al Piemonte, ed in particolare a Torino, di ricevere più riconoscimento a livello internazionale, di dotarsi di una metropolitana e di godere del riuso di zone urbane, della riqualificazione e della costruzione di nuovi impianti sportivi. 
Un sondaggio realizzato dalla società Lexis ed effettuato in due riprese a marzo ed a luglio 2006, fece emergere che il 68% delle persone intervistate riteneva migliorata la qualità dell’immagine di Torino.
Diverse le aree dell’hinterland convergenti sul capoluogo regionale quali la Val di Susa, la Val Chisone, le zone di Sestriere con Bardonecchia che si prepararono a ricevere il flusso di visitatori. 
In termini numerici Torino e le valli che la circondano accolsero 2.508 atleti ed oltre 1.440 fra tecnici ed accompagnatori provenienti da 80 nazioni diverse ed oltre più di un milione di spettatori provenienti da varie parti del mondo.
Per collegare in modo agevole e rapido i siti sportivi del ghiaccio cittadini con quelli della neve lungo i pendii delle valli vennero effettuati investimenti significativi: tratti autostradali come quello per Pinerolo (A55) e la Val di Susa ricevettero modifiche da rispettivamente 90 e 50 milioni di euro. Nel mese di Febbraio del 2006, nei giorni in cui si tennero i Giochi, vennero registrati circa 911.044 passaggi. 
Torino città impiegò le Olimpiadi per migliorare la propria immagine e per garantire un’ottima accoglienza agli appassionati, al di fuori dei periodi di competizione.
Per esempio Il capoluogo regionale si impegno nell’organizzare e nel gestire i turisti attraverso mostre temporanee ed eventi culturali in città e “fuori le mura”, per esempio presso il Forte di Bard nella regione Valle d’Aosta.  Con un occhio di riguardo per i circa 5.000 facoltosi appassionati del pattinaggio di figura (statunitensi, giapponesi, canadesi e russi) di stanza in città. Potenziali consumatori finali dei prodotti eccellenti della manifattura tessile di lusso nel vicino Biellese.

 Biella 2006, non pervenuta
Il Distretto Biellese, a circa 70 chilometri di distanza, annoverava sul territorio circa 42 otlet tessili nel tentativo di strutturare un turismo manifatturiero, ispirato al modello commerciale dell’azienda Aiazzone. Arricchito da una offerta culturale “al chiuso” costituita dai tesori presenti in chiese, santuari, edifici architettonici e contenitori storici. Insomma, un “paese delle meraviglie!” a disposizione per essere assaltato dalle truppe di turisti dimoranti presso gli hotel e le residenze lussuose in Torino.
Eppure, di quei villeggianti non rimase traccia di passaggio (e tantomeno di ferma “mordi e fuggi”)  sul territorio. 
Perché, dunque, quella gente non si recò in Biella? Per quale motivo la città ed i distretto rimasero  esclusi dall’indotto delle Olimpiadi Invernali, nonostante la relativa vicinanza con il “cuore” dei Giochi Olimpici 2006? 
Nel tentativo di dare una risposta compiuta si può ipotizzare il concorso di due fattori, con quello esterno (ingovernabile) che molto probabilmente condizionò quello interno, accrescendone gli aspetti intrinseci (l’utopia dell’ “isola felice”):
A) fattore esterno: il 18 Ottobre 2002 cominciarono i lavori titanici dell’ampliamento della pavimentazione della tratta autostradale  Torino - Milano (250 chilometri nei due sensi di marcia), contestuali alla realizzazione in parallelo della linea ferroviaria ad alta velocità. Un cantiere come mai si era vista nel Bel Paese, che si chiuse dopo 15 anni, nel Giugno 2017.  
Ebbene, in quello spicchio di Febbraio 2006 abbandonare la ospitale Iulia Augusta Taurinorum per cercare di raggiungere i caselli autostradali e le stazioni delle FFSS di Carisio e di Santhià attraverso quel mastodontico “campo di battaglia” edile stradale e ferroviario sfidando macchine e strutture gigantesche multifunzione, maltempo di stagione e “deviazioni per lavori in corso” con rotta verso le pianure vercellesi e le colline monferrine, in modo obiettivo risultò un’esperienza proibitiva;
B) fattore interno: naturalmente valeva la tesi al contrario.  E’ probabile che innanzi a quello scenario infernale dantesco in atto già da alcuni anni e lambènte i confini del distretto laniero le istituzioni e le associazioni di categoria, i centri culturali e persino le aziende top tessili, ciascuno per il comparto ed i “prodotti” di competenza, in sostanza si astennero dal “pubblicizzarsi” in modo congruo sul proscenio olimpico torinese, di quei tempi “prossimo” solo sulla carta geografica. La sindrome congenita dell’ “isola felice”, dello “stare in disparte” avallò l’ inazione sostanziale.

Milano 2026, tra cosmopolitismo storico e prospettiva “smart-city”
Le prossime Olimpiadi Invernali si terranno nel Febbraio 2026 tra Milano e Cortina.
A vent’anni di distanza è lecito attendersi notevoli differenze. Prima di tutto negli ultimi due decenni il mondo infatti è cambiato radicalmente sotto molti aspetti, in particolare dal punto di vista tecnologico e digitale; in secondo per il cosmopolitismo storico di Milano, che da sempre Milano tiene agganciato il Paese al mondo internazionale.
Una realtà ben diversa da quella di Torino nel 2006, che proprio grazie ai Giochi Olimpici è riuscita a trasformarsi da città post-industriale a destinazione turistica emergente. Le Olimpiadi invernali del 2006 furono, per Torino, un’occasione di rilancio. Come scritto sopra l’evento stimolò interventi infrastrutturali importanti, tra i quali il PalaOlimpico (oggi Pala Alpitour)  che nel 2022 ha ospitato l’Eurovision Song Contest. 
Sta di fatto che Torino a suo tempo non era pronta per accogliere un turismo internazionale strutturato: mancava una rete di trasporti  soprattutto con le aree circostanti e le attrazioni esistenti erano poco valorizzate. 
Con Milano-Cortina 2026 lo scenario è completamente diverso. Milano è ormai considerata una delle principali mete turistiche italiane, al pari di città come Roma, Firenze e Venezia. E non solo per l’economia e la moda, ma anche per l’intrattenimento culturale e tecnologico. È una metropoli già abituata ad accogliere milioni di turisti ogni anno, dotata di infrastrutture adatte a numeri elevati di persone, trasporti efficienti, eventi conosciuti in tutto il mondo ed una rete commerciale con grandi marchi internazionali. 
È quindi naturale aspettarsi un’organizzazione più efficace e spazi più adeguati per ospitare i Giochi rispetto a quanto è stato reso possibile a Torino nel 2006. 
Anche con una accresciuta sensibilità in materia di sostenibilità ambientale. Milano ha infatti puntato su di una strategia di riqualificazione, cercando di ammodernare strutture esistenti anziché costruirne di nuove da zero, riducendo così l’impatto ambientale ed i costi. Un esempio concreto è rappresentato dal villaggio olimpico di Milano, i cui lavori si sono conclusi a fine luglio 2025: dopo i Giochi, la struttura verrà trasformata in residenze universitarie, offrendo così una seconda vita utile e coerente con i bisogni del territorio.

Biella 2026, le incognite della transizione
Il maxi Cantiere MI-TO si è chiuso da tempo. Gli approdi alle canalizzazioni su strada o su rotaia verso il capoluogo meneghino non spaventano come vent’anni addietro in direzione opposta. Pur immersa nel suo isolamento strutturale Biella ha dimostrato di recente di poter gestire grandi flussi di visitatori. Un esempio significativo è l’accoglienza della 96ª Adunata Nazionale degli Alpini  tenutasi nel maggio 2025, che ha portato in città decine di migliaia di persone, con ottimi risultati in termini di organizzazione, trasporti, accoglienza ed offerta commerciale. 
Come dire, per le istituzioni pubbliche, le organizzazioni private e gli operatori economici  biellesi questa volta il giocare le carte sul tavolo milanese delle iniziative promo pubblicitarie sembra dipendere solo da essi. Possibilmente con un “gioco di squadra”, facendo rete.
Sennonché, come accennato in apertura, il distretto si trova in mezzo al guado di un reinventarsi (tessile sostenibile, turismo continuativo …) per scongiurare il rischio di una marginalizzazione non solo in termini di localizzazione geografica. 
Una sfida non semplice, in quanto sembra essere complicata dalle conseguenze del continuo sgretolarsi dei legami tra le imprese storiche leader del settore tessile e la rete dei fornitori locali (terzisti), un qualcosa che va al di là del puro fatto economico e che interessa l’intreccio di legami e di tradizioni di un territorio, originando   quello che potremmo definire come una sorta di “sfilacciamento sociale”, anticamera di possibili forme di individualismo su scenari complessi (come quello dell’indotto dei Giochi Olimpici) dove l’unione di intenti sovente è fattore vincente.

In conclusione, le Olimpiadi Invernali del 2026 rappresentano una grande opportunità per l’Italia e forse anche per Biella. 
Se gestite con visione e responsabilità esse non solo potranno stimolare l’economia locale, ma anche contribuire a rafforzare l’immagine del Paese a livello internazionale, valorizzando innovazione, sostenibilità ed inclusività.
Come ha dichiarato il Commissario Straordinario Fabio Saldini: 
"Questo evento non è solo la celebrazione dello sport, ma un'opportunità per costruire un futuro migliore per le nostre comunità, promuovere la cultura e la solidarietà, e lasciare un'eredità duratura per le generazioni future".

Maria Chiara AIAZZONE
Chiara BREVI

28 Agosto 2025









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