SPORT PUBBLICO (AVVIAMENTO ED ECCELLENZA) NEL VECCHIO CONTINENTE, CHI METTE I FONDI?

11/08/2025

Articolo di riferimento:

Chi salverà i conti dello sport? (11 Ottobre 2002)

Sotto gli aspetti della salute pubblica e della
reputazione internazionale per ogni comunità
nazionale nel Mondo lo sport rappresenta un
atout.
L’avviamento alla pratica sportiva dei cittadini e
l’affermazione nei medaglieri olimpici
dell’eccellenza atletica sono allo stesso tempo
misuratori ed obiettivi nella conduzione politica
delle comunità. Che in modo periodico si
trovano innanzi ad una comune questione: con
quali risorse sostenere i processi e le esperienze
che garantiscono il raggiungimento di quei due
traguardi?
Ad oggi sugli scenari le fonti sembrano essere le
seguenti:
- i redditi investiti dalle famiglie per le attività
sportive dei minori: essi sono una fonte di
finanziamento fondamentale per le ASD (attività
sportive dilettantistiche) e le SSD (società
sportive dilettantistiche), poiché permettono di
ricoprire i costi di funzionamento di tali entità
giuridiche;
- le scommesse sportive “legalizzate” che
possono essere una fonte importante anche se
le quote destinate realmente allo sport sono
decise dai governi dei diversi Stati;
- il gettito tributario, ovvero le tasse e le
imposte riscosse dallo Stato, per le quali vale
l’enunciazione di cui al punto precedente, nel
senso che il loro impatto reale dipende dalle
dimensioni del flusso destinato a tale scopo che
scaturiscono talvolta da fattori politici
“stagionali”;
- il denaro, i beni ed i servizi provenienti dal
soggetto “impresa” a vario titolo (accordi di
sponsorizzazione, forniture gratuite …).
Esistono poi diversi programmi e progetti, come
Erasmus+, che permettono la mobilità nel
settore sportivo con l’obiettivo di promuovere la
partecipazione nello sport e l’attività fisica.
1. Spazio Economico Europeo (SEE)
Negli ultimi anni, nonostante si parli spesso
dell’importanza dello sport per la salute,
l’educazione e la vita sociale delle persone, i

parlamenti ed i governi europei continuano ad
investire risorse in modo contenuto.
Secondo i dati dell'Eurostat nel 2021 la spesa per
le attività sportive corrispondeva allo 0,7% della
spesa totale delle ventisette amministrazioni
pubbliche (pari a 80.000 miliardi di euro), ovvero
56 miliardi. Questa percentuale negli anni è
rimasta invariata, oscillando tra lo 0,7% e lo
0,8%; infatti nel 2023 la spesa totale europea
nel comparto è stata pari allo 0,8%, cioè 67,6
miliardi di euro.
Le percentuali più elevate all’interno dei singoli
Stati sono state registrate in Islanda (3,3%),
Ungheria (1,8%), Estonia (1,6%), Paesi Bassi
(1,2%) e Lussemburgo (1,1%). Le percentuali più
basse invece in Slovacchia (0,4%) ed in
Irlanda(0,3%).
Per l’ italia la percentuale si aggira attorno allo
0,6%.
2. Italia
Dal 1946 al 2004 lo Sport pubblico venne
finanziato in modo straordinario dalle puntate al
“totocalcio”, un concorso a premi gestito dalla
società SISAL, la quale riversava una quota parte
delle entrate settimanali in via diretta sul conto
corrente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale
Italiano). In sostanza lo Sport pubblico era
finanziato dalla platea dei cittadini
scommettitori sportivi. Esso si auto-finanziava in
via autonoma.
Chiusa l’èra “totocalcio”, dai primi anni Duemila
la copertura dei costi di funzionamento dello
Sport pubblico è assicurato per legge
annualmente:
- dalla quota del gettito Irpef dei contribuenti
destinata al funzionamento dei Ministeri che
sovrintendono i Corpi armati dello Stato
all’interno dei quali vengono gestiti i “gruppi
sportivi militari”;
- dal 32% delle imposte Irpef, Ires ed Iva
inerenti le attività professionistiche sportive
(calcio e pallacanestro).
Come principio la legge garantisce annualmente
al sistema sportivo nazionale circa 410 milioni di
euro, di cui il 40% assegnato al CONI ed al CIP
(Comitato Italiano Paralimpico) per la copertura
dei costi delle rappresentative nazionali in
occasione dei Giochi Olimpici.
Dal 2019 i bonifici periodici dell’intero
finanziamento allo Sport pubblico dal conto
corrente del Dipartimento del Tesoro (Ministero
dell’Economia e delle Finanze MEF) vengono

indirizzati a quelli della società statale Sport e
Salute spa (MEF unico azionista), che a sua volta
li giro-conta alle federazioni, alle discipline
sportive associate, agli enti di promozione
sportiva ed anche per il 40% al CONI/CIP.
Un vero e proprio controllo sulla spesa pubblica,
comunemente chiamato "spending review”.
In via straordinaria è doveroso citare che il Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destina
risorse significative al settore sportivo, in
particolare per progetti di infrastrutture sportive
e inclusione sociale (bandi “Sport e Periferie”).
La nuova “leadership statale” nell’àmbito
sportivo la si può riscontrare anche per ciò che
riguarda i criteri nell’impiego delle risorse
provenienti dalla imposizione fiscale sui redditi e
sui volumi di affari dei contribuenti:
a) nell’assegnazione dei contributi sportivi da
parte della società Sport e Salute spa si punta a
graduarne le dimensioni in rapporto
inversamente proporzionale alla appetibilità di
ciascun disciplina sportiva rispetto agli
“stakeholders” (pubblico, imprese private,
piattaforme tv / web tv …). A subire dei tagli
(quantificabili in una forbice tra il 5 ed il 25%)
sono gli sport altamente commerciali quali il
calcio, il basket e gli sport riguardanti i motori
(motociclismo e automobilismo);
b) nell’introduzione di un meccanismo di
solidarietà per quelle Federazioni più in difficoltà
a causa della pandemia, così da limitare le
conseguenze devastanti.
Il cambio di rotta sta premiando l'atletica (con
un aumento contributivo del 16,8%), la pallavolo
(+13%) ed il tennis (+12%).
Il tutto con sullo sfondo anche in questo settore
la questione della congruità del “costo della
macchina pubblica”, inteso come le dimensioni
della quota parte della contribuzione imputata
alla copertura delle spese di funzionamento
degli organismi federali che sovrintendono
l’attività sportiva agonistica dei tesserati: beni e
servizi, affitti, personale, utenze ed oneri di
gestione amministrativi.
3. Il “caso Islanda”
Uno degli Stati che investe maggiormente
nello sport è l’Islanda: il Consiglio Comunale
di Reykjavík ha approvato nel 2022 un
finanziamento di 20 milioni di ISK (140.500
euro) per i club sportivi con team di e-sport.

I sostenitori appoggiano il ruolo che queste
attività hanno nella vita dei giovani: li
aiutano nell’autodisciplina, nella gestione
emotiva, nella responsabilità e nello
sviluppo infantile.
In Islanda sono comunque popolari sport più
comuni come il nuoto, l’ippica ed il golf; la
pallamano è considerata sport nazionale ed è
anche relativamente performante la squadra
femminile di calcio.
In conclusione, possiamo affermare che lo sport
pubblico è principalmente finanziato dallo Stato,
e quindi dai cittadini, attraverso le imposte, così
come avviene per la sanità, la difesa e
l'istruzione.
In una visione futura, però, potremmo ipotizzare
uno scenario in cui tale modalità di
finanziamento venga messo in discussione. Da
una parte, in effetti, i cittadini europei in linea di
massima sono sempre più stanchi di sostenere il
pagamento di tributi che drenano energie e
spirito di iniziativa in presenza di diverse
opportunità di generare ricchezza attraverso la
creazione di nuovi progetti, di nuovi lavori e di
nuove iniziative. Dall’ altra parte di questi tempi
l’ Unione Europea sta orientando i diversi Stati
membri a riordinare le risorse con un
particolare occhio di riguardo per uno dei tre
servizi pubblici sopra citati: la difesa militare e
civile. Questo nuovo ordine di distribuzione
dei tributi potrebbe nel tempo limitare i fondi
destinati allo sport pubblico.
Per questi motivi, in futuro, potrebbe essere
inevitabile ripensare il modello di finanziamento
dello sport pubblico attraverso partenariati
strutturali pubblico-privato (PPP), gli accordi di
cooperazione tra enti pubblici e soggetti privati
per la realizzazione e la gestione di progetti di
interesse pubblico.

Azzurra MAGGIONI
Ariel PIACENZA
Guglielmo RIZZETTI

5 Agosto 2025









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