FORMULA1 TRA POTERE, CIRCUITI E GEOPOLITICA

02 ottobre 2025

Articolo di riferimento: 
Juventus contro Ferrari – 25 Agosto 2000

Nel mondo della formula 1 la competizione non si corre solo in pista. 
Se da un lato i team si sfidano a colpi di millesimi dall'altro, nel dietro le quinte, va in scena una gara ancora più silenziosa, ma altrettanto feroce: quella tra gli autodromi. 

D’altronde a partire dagli anni Ottanta Stati, regioni, città, ma anche enti locali, consorzi turistici e compagnie private si sono lanciati in una corsa parallela: quella per organizzare gli eventi sportivi più seguiti, trasformandoli in strumenti di promozione, attrazione turistica e sviluppo economico.
Lo sport, in questo scenario, non è più solo passione o spettacolo: è diventato un’occasione per raccontare un territorio, attirare investimenti, mostrare il proprio volto al mondo. Un Gran Premio, una finale, una competizione internazionale possono valere milioni di euro in termini di visibilità, indotto economico e reputazione. 
E così, mentre gli atleti si sfidano sul terreno di gioco, dietro le quinte si combatte un’altra battaglia, meno visibile ma altrettanto agguerrita, tra chi vuole ospitare quei grandi eventi.

La Formula 1 rappresenta uno degli esempi più chiari di questo fenomeno. 
Se da un lato i team si giocano vittorie sul filo dei millesimi, dall’altro autodromi, città e governi si contendono, con offerte economiche e progetti ambiziosi, l’onore e il ritorno di ospitare una tappa Mondiale. 
Una corsa silenziosa ma intensa, che coinvolge interessi politici, turistici e finanziari,e che ha trasformato il calendario della F1 in un riflesso delle nuove mappe del potere globale.
Con 24 tappe annuali e oltre 80 circuiti omologati nel mondo, la FIA – la Federazione Internazionale dell'Automobile – è chiamata a scegliere, bilanciando qualità tecnica, convenienze economiche, logistica e geopolitica. 
E in questo contesto l'Italia vive una realtà unica: è l'unico Paese, dopo gli Stati Uniti, a ospitare ben due GP.

Ma proprio da qui parte il caso che fa discutere: l'esclusione del circuito “Enzo e Dino Ferrari”di Imola dal calendario del 2026.

Chi crede che la selezione dei circuiti sia una mera questione tecnica sbaglia di grosso. 
I criteri della FIA sono severissimi: per ottenere l'omologazione “Grade 1”, necessaria per ospitare un GP, un tracciato deve rispettare requisiti minimi in termini di lunghezza (almeno 3,5 km), larghezza (12 metri), sicurezza (barriere, vie di fuga, reti anti-detriti) ed infrastrutture (pit-lane, centro medico, accessi per il pubblico). 
Imola, dopo anni di lavori e investimenti, ha risposto pienamente a queste esigenze.
Nel 2023 infatti il Comune di Imola ha deliberato e sostenuto opere di ammodernamento che hanno interessato i box, le tribune, la torre di controllo ed il manto stradale. Lo stesso tracciato è stato protagonista del Mondiale Endurance WEC 2025, con oltre 65.000 spettatori, a dimostrazione che l'impianto è tecnicamente e strutturalmente idoneo.
 
E allora perché l'esclusione?

Imola è nel cuore dei tifosi, anche grazie al legame con la Ferrari. Ma, a sorpresa, la casa di Maranello non gestisce direttamente l'autodromo. Ferrari è storicamente presente, promuove eventi e test, ma la proprietà della struttura è pubblica – in capo al Comune – e la sua gestione è affidata a realtà locali e regionali. Questo spiega in parte perché, in un'ottica commerciale, Imola sia meno competitiva di altri circuiti privati o sostenuti da fondi sovrani.
L'assenza di un grande investitore privato o di un colosso economico dietro la candidatura di Imola la rende vulnerabile sui tavoli internazionali, dove le offerte economiche possono fare la differenza ben oltre i requisiti tecnici. 
Entrano allora in gioco dinamiche che rispondono alla geopolitica.
Come le altre istituzioni sportive mondiali anche la FIA da tempo guarda altrove. La F1 è sempre più globale: dal Qatar a Las vegas, da Singapore a Miami.
E tra le grandi sfide future c'è il ritorno in Africa, l'unico continente attualmente assente dal calendario. Dopo l'ultima gara disputata in Kyalami (Sudafrica) nel 1993, i colloqui per tornare sul suolo africano si sono intensificati. In ballo ci sono: Kyalami, circuito storico, già pronto dal punto di vista tecnico ma in cerca di finanziamenti utili; Cape Town, con un suggestivo progetto cittadino nei pressi dello stadio dei Mondiali 2010; Kigali, dove un tracciato potrebbe sorgere nei pressi del nuovo aeroporto.
Ad oggi, nessuna delle ipotesi ha ricevuto l'ufficialità. Ma il trend è chiaro: la F1 guarda all'Africa con crescente interesse, e la concorrenza per ogni slot nel calendario si fa ogni anno più serrata.

Nel mondo in continua evoluzione della Formula 1 una domanda aleggia tra appassionati ed addetti ai lavori: esiste una norma FIA che impedisce ad uno Stato di ospitare più di un Gran Premio a stagione? 
La risposta ufficiale ad oggi è no. 
Tuttavia l’andamento del calendario negli anni lascia spazio ad un’ipotesi interessante: potrebbe esserci una linea guida ufficiosa, od una prassi, che suggerisce di limitare ad uno solo il numero di GP per Stato, più per ragioni commerciali e di marketing che per vincoli normativi veri e propri?
Ma le eccezioni non mancano: l’Italia ha ottenuto Monza ed Imola e durante il periodo di pandemia si sono visti GP multipli nello stesso Paese. 
Dal 1980 al 2006  il Gran Premio di San Marino è stato una tappa ufficiale del Campionato Mondiale di Formula 1. In totale, 26 edizioni del Gran premio di San Marino sono state disputate in quel periodo, tutte sul circuito di Imola. 
Nonostante il nome, la gara non si è mai corsa sul territorio della Repubblica di San Marino, ma è stata così denominata per permettere all’Italia di avere un secondo Gran Premio oltre a quello di Monza.
Dal 2020 al 2025 il Gran Premio dell’Emilia Romagna  è stato inserito a più riprese nel calendario di Formula 1, disputandosi sullo storico circuito di Imola.
Questa gara rende omaggio ad una terra profondamente legata al motor-sport: proprio in Emilia Romagna, nel piccolo comune di Maranello, Enzo e Dino Ferrari hanno dato vita ad una delle leggende più grandi della Formula 1.
Un tributo non solo ad una regione simbolo dell’automobilismo, ma anche al contributo indelebile che la famiglia Ferrari ha lasciato allo sport ed all’Autodromo che oggi porta i loro nomi.
Sia nel periodo del Gran Premio di San Marino  che in quello del GP dell’Emilia Romagna  Imola è stata protagonista della Formula 1, seguendo un filo conduttore preciso: la forte domanda di turismo automobilistico nel Vecchio Continente.
In Europa, dove la passione per i motori è radicata e diffusa, Imola ha saputo attrarre centinaia di migliaia di spettatori spinte dalla forza della Motor Valley, simbolo mondiale di eccellenza meccanica e culturale. 
Nel 2025 il GP ha registrato oltre 240.000 spettatori ed un impatto economico di oltre 270 milioni di euro. Numeri che confermano come il ritorno di Imola in calendario non sia stato solo un fatto sportivo, ma una risposta concreta ad una domanda turistica solida e crescente nel cuore dell’Europa.

L’idea di alternanza tra Monza ed Imola per ospitare il Gran Premio d’Italia mi lascia divisa. Da un lato capisco le logiche economiche ed organizzative che spingono in questa direzione: il calendario della Formula 1 è saturo, i costi salgono  e non tutti i circuiti storici possono permettersi di restare in pianta stabile nel Mondiale.
Ma dall’altro lato c’è la storia. E Monza è la storia della Formula 1. E’ un luogo che non può essere solo valutato in base ai numeri od ai bilanci. Ogni anno il correre nel “Tempio della Formula 1” non è solo una gara, è un rito collettivo, un ponte tra le generazioni. Interrompere quella continuità, anche solo ad intermittenza, significa intaccare qualcosa di più grande del singolo evento sportivo.
Il rischio è che cercando un equilibrio tra due eccellenze si finisca per indebolirle entrambe. La vera sfida, forse, non è scegliere tra Monza ed Imola, ma difendere il diritto dell’Italia ad avere entrambe.

Aurora Ghirardelli

27 Agosto 2025









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