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Il miglioramento delle attitudini naturali delle future generazioni della razza umana è largamente, benché indirettamente, sotto il nostro controllo. Noi non siamo in grado di originarlo, ma lo possiamo guidare”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   (GALTON,1892).

Lo studioso inglese Francis Galton, cugino di Darwin, fu il primo ad utilizzare il termine eugenetica, che introdusse per la prima volta nella sua opera “Inquiries into Human Faculty and its Development” del 1883. Questa disciplina si prefigge di sviluppare le qualità innate di una razza, grazie alle leggi dell’ereditarietà genetica; il termine deriva dal greco εὐγενής, che significa, appunto, buona razza.

     Pur non esistendo il termine eugenetica, le prime forme di selezione artificiale risalgono all’antica Grecia. A Sparta, in particolare, vigeva una politica mirata alla protezione dello stato, per attuarla era necessario che i cittadini fossero sani e forti, in grado di combattere e difendere la polis. Ed è qui che entra in gioco la selezione: i neonati dovevano essere sottoposti ad un comitato di anziani, che avrebbe deciso, nel caso in cui fossero stati in salute, di accetarli come cittadini o, in caso contrario, di esporli, gettandoli dal monte Taigeto. Anche ad Atene e a Roma esistevano pratiche simili. Il pensatore ateniese Platone fu il primo a trattare questo argomento. Nel quinto libro della Repubblica, sua utopia, definisce l’accoppiamento casuale come “…cosa empia in una città di persone felici…” introducendo il concetto di allevamento umano. Per spiegare questo concetto a Glaucone, suo interlocutore, Socrate utilizza come esempio l’accoppiamento degli uccelli, sostenendo che se questi figliassero sia durante la giovinezza e la salute sia durante la vecchiaia e la malattia la progenie risulterebbe danneggiata, così sarebbe con ogni altra specie animale.

«Se dobbiamo tener conto – risposi – di ciò che abbiamo già ammesso, conviene che gli uomini migliori si accoppino con le donne migliori il più spesso possibile e che, al contrario, i peggiori si uniscano con le peggiori, meno che si può; e se si vuole che il gregge sia veramente di razza occorre che i nati dai primi vengano allevati; non invece quelli degli altri. E questa trama, nel suo complesso, deve essere tenuta all’oscuro di tutti, tranne che dei reggitori, se si desidera che il gruppo dei guardiani sia per lo più al sicuro da sedizioni»

Sostiene, infatti, che l’accoppiamento debba avvenire solo tra coloro considerati migliori e che solo i loro figli, in salute ovviamente, debbano essere cresciuti; mentre la parte della popolazione considerata peggiore non dovrà mai figliare e nel caso in cui questo dovesse accadere i bambini verrebbero tenuti nascosti e non mostrati al resto degli abitanti. Lo stato utilizza questa forma di selezione come strumento per mantenere sana la popolazione, esattamente come accadeva a Sparta; Platone, infatti, è il primo a mettere in forma scritta ciò che già avveniva in molte città Greche.

 

Solo nel Rinascimento l’argomento, scomparso per molti secoli, verrà riaffrontato. Nell’utopia “La Città del Sole” Tommaso Campanella reintrodurrà la selezione come strumento del potere. A differenza di quanto indicato nella Repubblica, nell’opera di Campanella esiste un’autorità, incaricata dallo Stato, a cui è affidato il compito di regolare l’accoppiamento in modo tale che la progenie risulti perfetta. Per fare ciò è necessario che questo avvenga solo tra persone con caratteristiche fisiche e mentali molto simili. Questo elemento anticipa le teorie che si svilupperanno in modo compiuto nel corso del IX secolo. Come Platone, Campanella, affida alla sua città ideale l’impegno eugenetico.
Mor “ha cura della generazione, con unir li maschi e le femmine in modo che faccin buona razza; e si riden di noi che attendiamo alla razza dei cani e dei cavalli e trascuramo la nostra”. L’attenzione è capillare.
“Nulla femina si sottopone al maschio se non arriva a diciannove anni né maschio si mette alle generazione inanzi alli ventuno. …
Poiché quando si esercitano alla lotta, come i Greci antichi, son nudi tutti, maschi e femmine, li mastri conoscono chi è impotente o no al coito, e quali membra con quali si confanno. E così, sendo ben lavati, si donano al coito ogni tre sere; e non s’accoppiano se non le femine grandi e belle alli grandi e virtuosi, e grasse a’ macri, e le macre alli grassi, per far temperie (= equilibrio). La sera vanno i fanciulli e conciano i letti, e poi vanno a dormire secondo ordina il mastro e la maestra. Né si pongono al coito, se non quando hanno digerito, e prima fanno orazione, ed hanno belle statue di uomini illustri, dove le donne mirano. Poi escono alla finestra, e pregono Dio del Cielo, che li doni prole buona. E dormeno in due celle, sparti fin a quell’ora che si han da congiungere, ed allora va la maestra, ed apre l’uscio dell’una e dell’altra cella. Questa ora è determinata dall’Astrologo e Medico”.
Dopo alcune indicazioni astrologiche, Campanella scrive di altre disposizioni.
“E gli offiziali, che son tutti sacerdoti, e li sapienti non si fanno generatori, se non osservano molti giorni più condizioni; poiché essi, per la molta speculazione, han debole lo spirito animale, e non trasfondeno il valor della testa, perché pensano sempre a qualche cosa; onde triste razza fanno. Talché si guarda bene, e si donano questi a donne vive, gagliarde e belle; e gli uomini fantastichi e capricciosi a donne grasse, temperate, di costumi blandi”. Insomma, “la generazione è osservata religiosamente per ben publico, non privato, ed è necessario stare al detto (= decisioni) dell’offiziali”.
E queste decisioni degli addetti all’eugenetica non vanno mascherate, come pensava Platone, con estrazioni a sorte truccate.
Non è necessaria la menzogna del potere a fin di bene.
“Qui non bisogna far con inganno di ballotte (= con sorteggio truccato) per contentarsi delle brutte i brutti, perché tra loro non c’è bruttezza; ché, esercitandosi esse donne, diventano di color vivo e di membra forti e grandi, e nella gagliardia e vivezza e grandezza consiste la beltà appresso a loro”.
E se arriva l’innamoramento?
“S’uno s’innamora di qualche donna, è lecito tra loro parlare, far versi, scherzi, imprese di fiori e di piante. Ma se si guasta la generazione, in nullo modo si dispensa tra loro il coito, se non quando ella è pregna o sterile”.
Insomma gli innamorati hanno bisogno del nulla osta dell’ufficiale eugenetico per far l’amore. “Però non si conosce tra loro se non amor d’amicizia per lo più, non di concupiscenza ardente”.
Paolo e Francesca di Dante non trovano posto nella Città del Sole: restano dannati all’inferno.
Violentemente bandito l’amore omosessuale: “Se si trovano in sodomia, son vituperati, e li fan portare due giorni legata al collo una scarpa, significando che pervertiro l’ordine e posero li piedi in testa, e la seconda volta crescen la pena finché diventa capitale”.

Intorno alla metà del XIX secolo l’inglese Galton, già citato in precedenza, riprende le antiche idee di selezione e le sistematizza secondo le nuove conoscenze sull’evoluzione umana e animale apprese dal cugino, Charles Darwin. Egli sostiene che la selezione genealogica possa essere applicata anche sugli esseri umani, non solo sugli animali; espone per la prima volta questa sua teoria in un articolo del 1865 e la riprenderà nel 1869 nel suo libro “Genius ereditario”. Secondo lui è necessaria una regolamentazione dei matrimoni in base alle caratteristiche genetiche, ma non fornisce una metodologia di selezione. Conierà la sua definizione di eugenetica solo nel 1908.  

“lo studio dell’ereditarietà sotto controllo sociale che può migliorare o compromettere le qualità razziali delle generazioni future, fisicamente o mentalmente”.

Le idee di Galton si diffusero rapidamente in tutta Europa e negli Stati Uniti. Il maggiore esponente di questi ultimi fu Charles Devenport, ingegnere e abile organizzatore, si era recato a Londra agli inizi del 900′ per conoscere Galton. I grandi finanzieri come Carnegie e, successivamente, Rockefeller erano interessati a queste nuove forme di ricerca; per questo motivo Devenport ricevette una donazione di dieci milioni di dollari dalla nuova Carnegie Istitution di Washington per il suo laboratorio, che fondò nel 1904 a Cold Spring Harbor, nei pressi di New York. Come Galton, sosteneva che i “migliori” appartenessero alla classe media, quindi quella di intellettuali e scienziati, mentre la povertà fosse sintomo  di inferiorità mentale. Propose una riforma per cui lo Stato avrebbe dovuto impedire la riproduzione degli individui geneticamente difettosi, tramite la loro sterilizzazione. Le parole di Devenport riuscirono a radicare l’ideologia di eugenetica nella vita comune; nacque così una nuova scienza, che portò alla fondazione di società in tutti gli Stati Uniti. All’inizio del XX secolo furono promulgate diverse leggi eugenetiche, finalizzate alla sterilizzazione forzata dei malati mentali. Queste furono portate avanti fino alla metà del secolo, circa 60.000 persone furono sterilizzate in quel periodo.

L’eugenetica si suddivise in due categorie: positiva, volta a migliorare la specie umana attraverso la selezione dei caratteri genetici ritenuti positivi; negativa, che prevedeva l’eliminazione dei caratteri genetici considerati negativi. Anche in Germania, come in altri paesi europei, cominciò a svilupparsi il concetto di eugenetica. Dopo la prima guerra mondiale negli istituti di cura tedesca aumentò esponenzialmente il numero di decessi dei malati cronici, infatti gli anni di guerra, quindi di crisi economica, avevano portato gli abitanti ad essere indifferenti alla morte. Nel 1920 Karl Binding e Alfred Hoche scrissero un libro intitolato “L’autorizzazione all’eliminazione delle vite non più degne di essere vissute“; in quest’opera sostenevano che il malato incurabile procurasse sofferenze alla società sottraendo risorse economiche che sarebbero state più utili alle persone sane. L’esistenza di tali testi e l’opinione pubblica concordante furono fondamentali per il piano eugenetico del partito nazionalsocialista, che già negli anni venti aveva teorizzato la necessità di proteggere la razza ariana da quei fattori che avrebbero potuto indebolirla. Una legge emanata nel 1933 autorizzava la sterilizzazione forzata dei malati e delle persone ritenute portatrici di malattie ereditarie, furono sottoposti a questa procedura centinaia di migliaia di tedeschi nei primi dieci anni del regime. Nel 1° settembre del 1939 Adolf Hitler diede il seguente ordine “Il Reichsleiter Bouhler e il dottor Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l’umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia”.

Così venne dato l’avvio al programma eugenetico nazista, che prese il nome in codice di “Aktion T4“. La direzione venne affidata ad un comitato di esperti a cui venne data la massima libertà nel definire il grado di malattia dell’individuo entro il quale era giustificata l’eutanasia; tra il 1940 e il 1941 persero la vita 70.000 persone. Quando il progetto perse la sua segretezza e le proteste delle chiese cattolica e protestante cominciarono ad aumentare, Hitler decise di sospendere l’Aktion T4 ma l’eliminazione dei malati psichiatrici non cessò, infatti nacque un’operazione ancor più segreta l’Aktion 14F13. Questa prevedeva anche la morte di coloro che, per comportamenti e stili di vita inusuali, venivano considerati pericolosi dal punto di vista biologico. 

Il regime non si limitò ad eliminare i soggetti che venivano considerati potenziali pericoli per la purezza genetica della razza ma attuò un’operazione che mirava a migliorare la razza ariana. Il progetto Lebensborn, creato da Heinrich Himmler, capo delle SS, prevedeva un incremento delle nascite di bambini che dovevano rispecchiare le caratteristiche dell’arianesimo. Per fare ciò vennero reclutate o obbligate molte giovani donne, che potessero dimostrare la loro discendenza ariana, al fine di concepire un figlio con ufficiali delle SS, anch’essi dovevano dimostrare di essere ariani da almeno otto generazioni. Nacquero molti di questi istituti sia in Germania sia ne i paesi occupati.

Nonostante le pratiche naziste e la pubblica condanna al processo di Norimberga, in molti stati le leggi di sterilizzazione sono rimaste in vigore fino alla fine degli anni 70′.

A partire dagli anni 80′ l’ingegneria genetica divenne una pratica molto utilizzata per produrre organismi geneticamente modificati, come nel caso degli alimenti; alcune sperimentazioni hanno reso possibile la modificazione del genoma umano. In alcuni paesi, come la Cina e l’India, in cui la tolleranza verso i sistemi eugenetici è maggiore, vengono utilizzate delle tecniche, come la fecondazione in vitro, per migliorare i caratteri di un individuo; questo avviene, con una minor frequenza, anche in Europa e negli Stati Uniti.


 

 

THE LEBENSBORN

 

Lebensborn means “spring of life”. The “Lebensborn” project was one of most secret and terrifying Nazi projects. Heinrich Himmler created The “Lebensborn” on December 12th, 1935. The goal of this society (“Registered Society Lebensborn – Lebensborn Eingetragener Verein”) was to offer to young girls “racially pure” the possibility to give birth to a child in secret. The child was then given to the SS organization which took in charge his “education” and adoption.
In the beginning, the “Lebensborn” were SS nurseries. But in order to create a “super-race”, the SS transformed these nurseries in “meeting places” for “racially pure” German women who wanted to meet and make children with SS officers. The children born in the Lebensborn were taken in charge by the SS and it is important to know that most of them were also victims of this race policy. Without any contact with their mothers, without any parental love, most of them became autistic.
From 1939, one of the most horrible side of the Lebensborn policy was the kidnapping of children “racially goods” in the eastern occupied countries. These kidnappings were organized by the SS in order to take by force children who matched the Nazi’s racial criteria (blond hair, blue eyes, etc….). Thousands of children were transferred to the “Lebensborn” centers in order to be “Germanized”. In these centers, everything was done to force the children to reject and forget their birth parents. As an example, the SS nurses tried to persuade the children that they were deliberately abandoned by their parents. The children who refused the Nazi education were often beaten. Most of them were finally transferred to concentration camps (most of the time Kalish in Poland) and exterminated. The others were adopted by SS families.
In 1942, in reprisals of the assassination of the SS governor Heydrich in Prague, a SS unit exterminated the entire male population of a small village called Lidice. During this “operation”, some SS made a selection of the children. 91 of them were considered as good enough to be “Germanized” and sent to Germany. The others were sent to special children camps (i.e. Dzierzazna & Litzmannstadti) and later to the extermination canters.
It is nearly impossible to know how much children were kidnapped in the eastern occupied countries. In 1946, it was estimated that more than 250,000 were kidnapped and sent by force to Germany. Only 25,000 were retrieved after the war and sent back to their family. It is known that several German families refused to give back the children they had received from the Lebensborn centers. In some cases, the children themselves refused to come back in their original family: they were victims of the Nazi propaganda and believed that they were pure Germans. It is also known that thousand of children not “good enough” to be Germanized were simply exterminated.

 

 


 

 

ARTICOLO REDATTO DALLA ALLIEVA MARTINO EMMA DELLA CLASSE IV A DEL LICEO CLASSICO