La tecnica con cui il filosofo ateniese Socrate affrontava un dialogo era composta da due metodi: l’ironia e la maieutica.

La prima fase del dialogo di Socrate consiste nell’uso dell’ironia che significa finzione. Socrate si finge ignorante e chiede di essere illuminato da chi invece si dichiara sapiente, pur non essendolo. Grazie a questa il filosofo si rivolgeva al suo interlocutore e, fingendo di ignorare ciò che l’altro presumeva di sapere, gli poneva domande che producevano una crisi di turbamento e uno stato di angoscioso dubbio che lo costringevano a contraddirsi e ad ammettere di sapere sull’argomento ancora meno di quanto sapesse il filosofo.

A sinistra, girato verso un gruppo di giovani e con una tunica verde-bottiglia, è rappresentato Socrate.

Il secondo momento del dialogo è basato sull’utilizzo della maieutica. Essa deriva dal greco μαιευτικ (τέχνη “arte ostetrica” e μαα “mamma, levatrice”) ed è l’arte della levatrice, esercitata dalla stessa madre di Socrate, Fenarete. Questo metodo viene enunciato da Socrate in uno dei dialoghi di Platone, il Teeteto. Il filosofo paragonava il suo modo di affrontare il dialogo proprio a questa attività. Come infatti l’ostetrica aiuta la partoriente a dare alla luce il figlio, e non glielo procura essa stessa, così Socrate assiste spiritualmente gli uomini a partorire la verità, senza fornirla direttamente, affinché essa sia una conquista personale, posseduta attraverso un interiore convincimento. Applicando questa tecnica il filosofo, grazie ad abili domande, riesce a far sì che il suo interlocutore esprima da sé la verità che è presene nel suo spirito. Egli ritiene infatti che la verità non provenga all’uomo dall’esterno, ma che sia già contenuta nel suo animo. Così Socrate non vuole insegnare alcuna verità, ma aiutare semplicemente ciascuno a trovare la propria. Con questo vuole mettere in evidenza come, senza la coscienza di sé stessi, non sia possibile decidersi per nessun valore o sceglierlo consapevolmente, secondo l’antico motto delfico del “γνῶθι σαυτόν” (conosci te stesso). Inoltre, così come le levatrici iniziano il loro lavoro quando non sono più fertili, anche Socrate è completamente sterile di sapienza e perciò con la sua metodologia didattica non fornisce mai concetti, idee e teorie precostituite, ma insinua il dubbio sulle credenze tradizionali.

Grazie alla maieutica Socrate diventa un vero e proprio educatore, per questo la sua importanza nel campo pedagogico non è minore di quella che egli ha nel campo della filosofia. Il filosofo grazie a quest’arte intende suscitare e incrementare la capacità critica dell’allievo, facendolo giungere da sé alla conquista del sapere. Si tratta dunque di un metodo attivo, che fa, non del maestro, ma dell’allievo il vero protagonista del processo educativo. Il maestro è soltanto un collaboratore e non espone mai una scienza che dovrebbe essere già da lui acquisita per essere trasmessa al discepolo. Questa tecnica ha il merito di non ridurre l’insegnamento ad un’arida esposizione e di non considerare l’allievo come un semplice ricettore, ma di suscitare in lui il desiderio di apprendere. Il discepolo deve anche comprendere che il sapere non è un qualcosa di precostituito, ma è un processo in continuo divenire ed un bene che si deve conquistare con grande fatica. Ogni nozione appresa non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per nuove scoperte. 

Socrate si propone come pensatore che mira a scoprire in sé la verità e guida gli altri uomini a percorrere un cammino di ricerca personale.


Sitografia:

https://www.treccani.it/vocabolario/maieutica/

Bibliografia:

U. e A. Perone, G. Ferretti, C. Ciancio, Storia del pensiero filosofico, Torino, SEI, 1983

Grande dizionario enciclopedico Utet, Torino, 1972

A. La Vergata, F. Trabattoni, Filosofia cultura cittadinanza, Milano, La Nuova Italia, 2011


ARTICOLO REDATTO DA SOFIA MAGGIA DELLA CLASSE III A DEL LICEO CLASSICO