SANTIPPE

Santippe (Ξανϑίππη, Xanthippe), donna greca vissuta nel V secolo a.C., è famosa per essere stata la moglie di Socrate, filosofo ateniese, a partire dal 421 a.C. 

Santippe

Si pensa che Santippe sposò Socrate quando il filosofo si trovava in età già avanzata, sui 50-55 anni d’età. La coppia ebbe tre figli: Lamprocle, Sofronisco e Menesseno. 

Della vita di Santippe non ci resta molto, ma conosciamo il carattere della donna grazie ad alcuni episodi che sono stati tramandati; Santippe è ricordata per il suo carattere iracondo e stravagante, tanto che il termine “Santippe” viene tuttora indicato per descrivere una donna particolarmente bisbetica. Lo storico greco Diogene Laerzio scrive che Socrate stava dialogando con uno dei suoi seguaci, quando Santippe, presa da uno dei suoi frequenti attacchi d’ira, scagliò in testa al marito Socrate una brocca d’acqua, o, a detta di altri, un vaso da notte pieno, e che risposta di Socrate fu: “Non dicevo che il tuono di Santippe sarebbe finito in pioggia?”. 

Santippe rovescia dell’acqua sulla testa del marito Socrate

Questa metafora simboleggia il fatto che Socrate, dato il carattere della moglie, sapeva che Santippe avrebbe, prima o poi, dato sfogo alla propria ira. 

In un secondo episodio il filosofo scrive: “Una volta in pieno mercato Santippe gli strappò il mantello: i suoi amici lo incitavano a menare le mani per punirla. Sì, per Zeus – disse – perché, mentre noi facciamo pugilato, ciascuno di voi faccia il tifo: “Forza Socrate!” “Brava Santippe!””.

Senofonte ci fornisce notizie più precise riguardo Santippe. Ci narra di un colloquio di Socrate con il figlio maggiore, Lamprocle, il quale si lamentava proprio del carattere insopportabile della madre Santippe, giungendo addirittura ad affermare: “Nessuno potrebbe sopportare l’asprezza del suo carattere”; e ancora: “Dice certe cose che non si vorrebbero ascoltare per niente al mondo!”. 

Un’altra testimonianza ci è data dal filosofo Antistene, il quale disse: “Perché, Socrate… non istruisci Santippe, ma te ne stai con una donna più fastidiosa, credo, di quelle che sono, furono e saranno? “. Infatti Socrate, eroe della dialettica e della maieutica, non riuscì mai ad istruire la moglie o a farla ragionare. 

Santippe viene considerata la donna fastidiosa per eccellenza, quasi da essere addirittura insopportabile, ma la concezione suo carattere potrebbe essere stata esagerata: la donna ci viene presentata solo come moglie di Socrate, non come persona in sé. La funzione svolta da Santippe in certe scene risulta essere prevalentemente quella di una controfigura drammaturgica grazie alla quale vengono evidenziate alcune caratteristiche di Socrate: in certi casi Santippe svolge la sola funzione di provocare un giudizio o un motto di particolare efficacia da parte del marito. Inoltre, gli Stoici hanno fatto uso del rapporto fra Socrate e Santippe per mostrare quale deve essere l’atteggiamento del filosofo nei confronti delle persone più abbiette. Nietzsche pensa che Socrate abbia sposato Santippe proprio per dimostrare, con ironia, ciò che il filosofo non deve fare. 

Alfredo Panzini, invece, ha un’idea diversa di Santippe: egli pensa infatti che sia una donna infelice. Vivere con Socrate, uomo sempre pronto a mettere in discussione, che viveva tutto il giorno e più giorni di seguito fuori di casa pensando agli altri, e che, per giunta, nei confronti di qualsiasi evento rimaneva del tutto imperturbabile, non dev’essere stato per nulla facile. Probabilmente la moglie avrebbe voluto un apporto più concreto alla vita familiare, e un sostegno ai figli che non fosse solo fatto di consigli e moniti paterni. Secondo Panzini, tuttavia, Santippe amava Socrate. Santippe, scrive Panzini, dopo la morte del marito, si recò a Delfi per consultare il dio Apollo, dal cui responso mediante l’oracolo era iniziata la missione di Socrate. Ma il dio non c’era più, e trovò solo un enorme macigno con la scritta “Conosci te stesso”, che Socrate portò tutta la vita sulle sue spalle e ne fu schiacciato. Mentre una sera Santippe sta preparando la cena, ammonisce i tre figli di guardarsi bene dal fare ciò che aveva fatto il loro padre. Guai a voi -dice- se vi mettete in mente di occuparvi di virtù, sapienza, autodominio. E come scrive Panzini, anche Socrate, nel profondo, amava la moglie: “E la notte è venuta. / Ma di chi è il suono dei vecchi sandali? Di chi è quella voce armoniosa ed ironica? / Chi è? / E Santippe balza sul giaciglio: un soffio come di un bacio si posa sui rossi capelli, biancheggianti ormai, un ardore come di lacrime cadenti, e una voce risponde e mormora: – È Socrate, tuo marito…”.

La figura di Santippe, tuttavia, spicca notevolmente per il suo atteggiamento nei confronti del marito e per la sua irriverenza: va infatti ricordato che nel periodo in cui Santippe visse, la donna era del tutto sottomessa all’uomo. Questo fa di Santippe una donna, più bisbetica, coraggiosa, consapevole di sé stessa e avanti per il proprio tempo. Non si trattava di una donna silenziosa e passiva, diceva con chiarezza la propria opinione, in privato e anche in piazza (pubblico). Dunque non era una moglie sottomessa, come lo erano le mogli greche “tradizionali e perfette”.


Sitografia:

 


ARTICOLO DELL’ALUNNA HAILIE CELSO, CLASSE III A DEL LICEO CLASSICO