INTERVISTA AL PROF. ADRIANO OSSICINI

Il dottor Adriano Ossicini, oggi 96enne, ha inventato una malattia per salvare decine di ebrei romani dalle persecuzioni nazifasciste e dai campi di sterminio. Si chiamava “Morbo di K” ( K come il Feldmaresciallo Albert Kesselring ).

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Nel 1943, durante la Seconda guerra Mondiale, l’allora studente Adriano Ossicini, il medico Vittorio Sacerdoti e il primario Giovanni Borromeo, inventarono una malattia presso l’ospedale in cui lavoravano, il Fatebenefratelli (Isola Tiberina), con il fine di salvare alcuni italiani di religione ebraica dalle persecuzioni dei nazisti a Roma ed evitare che venissero trovati e deportati.

Durante la notte del 16 ottobre del 1943 (ricordata come “Sabato Nero” dagli storici) le truppe tedesche della Gestapo fecero irruzione nel Ghetto della città di Roma per un rastrellamento e arrestarono oltre mille persone, tra cui anche bambini, seguendo i nominativi riportati sugli elenchi del Ministero degli Interni del governo Mussolini. Molte di queste persone vennero successivamente deportate, mentre altre riuscirono a fuggire e a rifugiarsi all’ospedale Fatebenefratelli.

Il Fatebenefratelli era stato già rifugio per Ebrei, Russi, Polacchi e antifascisti svariate volte negli anni precedenti, in quanto notoriamente antifascista. In Italia vigeva l’obbligo per tutto il personale di Pubblica Amministrazione di iscriversi al partito nazionale Fascista per poter lavorare, ma il Fatebenefratelli era una struttura privata, e il suo personale era infatti esente da quest’obbligo.

Essendo nota la natura antifascista di questo ospedale, i tedeschi decisero che fosse necessario un controllo, e mandarono due camion, i quali stavano facendo ritardo.

Il 16 ottobre del 1943 le truppe tedesche della Gestapo rastrellarono il ghetto di Roma, durante quello che verrà ricordato dagli storici come il “sabato nero”. In quello stesso giorno,1024 uomini tra cui centinaia di bambini furono deportati ad Auschwitz dalle SS. Durante l’occupazione tedesca l’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina svolse un ruolo cruciale nel nascondere gli ebrei in fuga, offrendo riparo e protezione. In Italia per il personale di pubblica amministrazione vigeva l’obbligo d’iscrizione al partito nazionale fascista per poter esercitare. Anche in questo l’ospedale romano si dissociava, in quanto considerato una struttura privata poteva così aggirare gli obblighi statali. Grazie a questa disposizione, il dottor Giovanni Borromeo iniziò la sua carriera da medico primario al Fatebenefratelli nel 1934. Già prima del ’43 oltre agli ebrei, molti antifascisti, polacchi e russi trovarono rifugio nell’ospedale sull’Isola Tiberina.

La mattina del 16 ottobre 1943 ha inizio il rastrellamento di massa da parte delle SS. Tra i fuggitivi, decine di persone cercarono riparo al Fatebenefratelli. Arrivati sull’Isola, furono accolti dal medico Vittorio Sacerdoti per sfuggire alla deportazione. Viste le numerose fughe, il nosocomio stava destando sospetti tra le truppe tedesche, le quali optarono per un’irruzione con due camion. Fortunatamente i veicoli tardavano, dando tempo ai medici di organizzarsi. Proprio in quel momento, Giovanni Borromeo, decise di ricoverarli tutti. Dunque, i medici si ritrovarono a compilare le cartelle cliniche dei nuovi “pazienti”. Consapevoli del rischio a cui stavano andando incontro, e delle possibili ripercussioni che un inganno ai nazisti avrebbe potuto avere sulla loro vita, i medici agiscono seguendo la loro coscienza.

Il professor Borromeo assieme ad Adriano Ossicini e Vittorio Sacerdoti, ideò una malattia infettiva molto grave: il morbo di K. Tutti i finti ricoverati vennero sistemati in un reparto speciale, in isolamento. L’epidemia era descritta come una malattia degenerativa molto contagiosa. Iniziava con una fase caratterizzata da convulsioni, per poi degenerare nella paralisi degli arti fino alla morte per asfissia. Quando i nazisti vennero a conoscenza dell’epidemia che circolava nell’ospedale romano, intimoriti, decisero di andarsene. Non ci fu quindi alcun controllo all’interno dei reparti, risparmiando la vita delle decine di falsi malati                                                                                              nascosti all’interno.

Il morbo di K suggerisce ironicamente il nome del generale nazista Kesselring e il tenente colonnello Kappler, capo della Gestapo a Roma. Fortunatamente i tedeschi interpretarono la malattia diversamente. Infatti, la sindrome di K ricorda il morbo di Koch, ossia la tubercolosi. I militari terrorizzati preferirono non accedere ai reparti in cui i presunti infetti erano ricoverati. Da quel momento non si fece altro che attendere la morte fittizia dei pazienti, in modo da fornirgli una nuova identità per continuare a vivere.

La somiglianza con il morbo di Koch

Fortunatamente il morbo di K non aveva niente a che vedere con ciò che i nazisti sospettavano. Infatti, il Bacillo di Koch è il nome comune del batterio che causa la tubercolosi (TBC), una grave malattia infettiva che colpisce principalmente i polmoni. Il bacillo prese il nome dallo scienziato tedesco che nel 1882 lo scoprì. La tubercolosi è una malattia contagiosa, si trasmette per via aerea attraverso le secrezioni respiratorie emesse da un individuo infetto. Il batterio, una volta entrato nel corpo dell’ospite, raggiunge i polmoni per moltiplicarsi. E’ talora possibile che i batteri raggiungano il circolo sanguigno per diffondersi in altre parti del corpo. L’incidenza della tubercolosi è inferiore ai 10 casi ogni 100.000 abitanti, classificata quindi una patologia “a bassa endemia” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I sintomi, che i pazienti fittizi del ’43 imitarono per non farsi scoprire, possono manifestarsi anche diversi anni dopo il contatto con i bacilli di Koch. A scatenare i sintomi è in questo caso il sistema immunitario, al primo indebolimento delle difese immunitarie.


Il medico Vittorio Sacerdoti e il primario Giovanni Borromeo, insieme con lo studente Adriano Ossicini, dovettero escogitare molto velocemente un modo per nascondere i rifugiati prima dei controlli della Gestapo. Decisero di ricoverarli e falsificarono dunque le cartelle cliniche, inventando una nuova malattia degenerativa che presentava per tutti gli stessi sintomi, tra cui una forte tosse, convulsioni, paralisi degli arti ed infine morte per asfissia: il Morbo di K, chiamato così dal nome del generale tedesco Kesserling, allora incaricato di mantenere il controllo dell’Italia occupata e difendere il Meridione, e del tenente colonnello delle SS della Gestapo, Kappler. Il nome non fu dato a caso, infatti ai soldati tedeschi ricordava la malattia di Koch, ossia la tubercolosi, di cui erano terrorizzati.

All’arrivo delle SS Borromeo, che parlava anche tedesco, spiegò ai soldati che il padiglione in cui si trovavano i falsi degenti era inaccessibile, in quanto la nuova malattia diagnosticata era contagiosissima.

 

Successivamente i medici del Fatebenefratelli allestirono un intero falso reparto dedicato esclusivamente al Morbo, in cui venivano nascosti per qualche giorno Ebrei e Polacchi in attesa di ricevere clandestinamente falsi documenti per poter fuggire all’estero sotto falso nome, dopo essere stati dichiarati morti a causa del Morbo. I medici compilarono ulteriori cartelle cliniche in cui la malattia veniva descritta nuovamente come “contagiosissima”, così che gli ufficiali nazifascisti non si avvicinassero al reparto e non cercassero informazioni sui nomi dei ricoverati.
I sopravvissuti attestati sono 45, ma si stima che siano in realtà molti di più.

 

Reparto “Morbo di K” al Fatebenefratelli

 

Nei sotterranei del Fatebenefratelli venne installata una radio per mantenere il contato con i Partigiani, e all’arrivo degli alleati l’ospedale riprese la normale attività, ricevendo il titolo di “Casa della Vita” dalla Fondazione internazionale Raoul Wallenberg, col patrocinio della Comunità ebraica di Roma e la Fondazione museo della Shoah.

 

Giovanni Borromeo ricevette nel 2004 il titolo di “Giusto fra le Nazioni” dall’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, mentre Ossicini fu catturato per il suo attivismo e successivamente liberato per mancanza di prove.


Sitografia

https://biomedicalcue.it/morbo-di-k-ebrei-persecuzione/28702/
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Morbo_di_K
https://www.focus.it/cultura/storia/sindrome-di-k-la-malattia-falsa-che-spavento-i-nazisti


ARTICOLO DI HAILIE CELSO DELLA CLASSE III A DEL LICEO CLASSICO