Luigi Rigazzi, (1944), Scrittore, Redattore della Rivista QOL,collaboratore della Libertà (RE).

Ha pubblicato:

E Dio disse… Un Commento a Genesi, Prefazione di Paolo De Benedetti, Silvana Piolanti Editore, Reggio Emilia, 2007;
Esodo e Dio disse a Mosè, Prefazione di Amos Luzzatto, Postfazione di S.E. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Pozzi Editore, Reggio Emilia, 2014;
Il Paradiso delle piccole cose, Paolo e Maria De Benedetti si raccontano, Pietro Mariani Cerati e Luigi Rigazzi, Prefazione di Umberto Eco, Imprimatur Editore, Reggio Emilia, 2014;
Bibbia, Libri e Giornali, Silvia Giacomoni con Pietro Mariani Cerati e Luigi Rigazzi, Compagnia Editoriale Aliberti, Reggio Emilia, 2017;

 

 

Breve Storia del conflitto

arabo-israelo-palestinese

dalla fine del XIX Secolo al 1948

di Luigi Rigazzi

La diaspora degli Ebrei

Israele era già Stato dal X secolo a.e.v., piccolo e soggetto all’influenza delle grandi potenze del momento come l’Egitto o Babilonia. La sua storia antica si concluse sotto l’impero Romano,dopo aver combattuto tre guerre passate alla storia come guerre giudaiche:

Prima guerra giudaica,      66 – 70 e.v.;
Seconda guerra giudaica, 115 – 117 e.v.;
Terza guerra giudaica     132 – 135 e.v..

Dopo la sconfitta a Bethardi Simon Bar Kokhba / Figlio della stella, il condottiero degli Ebrei nella terza guerra giudaica,

 Monete coniate sotto Bar Kokhba

i romani rasero al suolo Gerusalemme e quasi tutte le città fortificate e circa mille villaggi. AGerusalemme venne cambiato il nome in Aelia Capitolina e agli ebrei non fu più permesso di entrare in città. Il Tempio che Erode il Grande aveva fatto ampliare e risistemare dal 19 a.e.v. e che era stato terminato nel 64 e.v., fu distrutto da Tito nel 70 e.v. durante la prima guerra giudaica. I romani nella guerra contro Bar Kokhbaimpegnarono dodici legioni forti di circa centoventimila uomini, mentre le forze a disposizione del condottiero ebreo erano pochecentinaia di migliaia male armati, male equipaggiati e male  addestrati. Fu l’ultima rivolta ebraica contro Roma e durò dal 132 al 135 e.v.. Simon Bar Kokhba, dopo una prima vittoria contro i romani, si fece proclamare messia dai pochi rabbini che avevano abbracciato la sua rivolta, poi si proclamò nasi / principe diIsraele alla fine, prima della sconfitta, re dei Giudei. Durante questo periodo vennero coniate delle monete raffiguranti il Tempio distrutto. I rabbini che non avevano abbracciato la sua causa e l’avevano osteggiato lo chiamarono Bar Koseba / figlio della menzogna. Era iniziata la grande diaspora degli ebrei, che sisarebbe protrar per quasi due millenni. Possiamo dire che il conflitto arabo-israelo-palestinese ha origini lontane.

Gli ebrei alla fine del XIX secolo

Le comunità ebraiche alla fine del XIX secolo erano presenti in tutta Europa, nei paesi del bacino del Mediterraneo, nei Balcani e nell’impero Russo. La loro situazione, dopo oltre millesettecento anni di persecuzioni e di pogrom perpetrati contro di loro in tutta Europa, erano precarie. Ecco i più importanti pogrom in Europa di cui si ha memoria:

Granada (Spagna) nel 1066, oltre quattromila morti e emigrazione di quasi tutti gli ebrei nei territori circostanti;
Valle del Reno, durante la prima Crociata nel 1096, dodicimila morti;
Castello di York (Inghilterra),  1189 / 1190, centocinquanta morti;
Spagna e Francia, 1320, furono distrutte 120 comunità ebraiche;
Castiglia e Aragona (Spagna), 1391, quattromila morti;
Francia e Germania, 1348 / 1351, durante la peste, distrutte duecento comunità ebraiche;Spagna, 1391, quattromila morti;
Lisbona (Portogallo), Pasqua del 1506, quasi duemila morti;
Chmel’nyc’kij (Polonia), 1648, oltre centomila morti.

I pogrom continuarono nell’impero russo e in tutta Europa sino a metà del XX secolo.

L’antisemitismo serpeggiava in tutti i paesi europei, in Francia il caso più clamoroso fu l’Affare Dreyfus.

L’affare Dreyfus 

      Pagina dell’Aurore

Alfred Dreyfus era un ebreo alsaziano,  capitano d’artiglieria dell’esercito francese, che nel 1885 venne accusato ingiustamente di alto tradimento a favore della Prussia,processato e condannato ai lavori forzati all’isola del Diavolo nella Guayana francese.L’accusa fu montata dal colonnello Ferdinand Walsin Esterhazy.L’opinione pubblica francese si spacco in due, tra colpevolisti e innocentisti. Fra i difensori di Dreyfus il più impegnato fu Emile Zola,figura importante della cultura francese, che con una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica francese Felix Faure, pubblicata sul giornale L’Aurore , con il titolo “J’accuse”, denuncia la manipolazione e la persecuzione antisemita che l’accusa aveva montato contro Dreyfus. Il caso fu riaperto nel 1896 dal colonnello Georges Picquart, nuovo Capo Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore, il quale in una relazione dimostrava l’innocenza del capitano Dreyfus e accusava di falso il maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy. Il colonnello Picquart, per il suo intervento a favore di Dreyfus, nel 1898 fu processato e condannato. Emile Zola vene condannato ad un anno di carcere. Per sfuggire alla prigione  nel 1899 Zola emigra in Inghilterra, ma  rientrerà in Francia nel 1900 a seguito dell’amnistia. Il caso Dreyfus si chiuse definitivamente nel 1906 con la sentenza della Corte di Cassazione. Questa vicenda che aveva scosso tutte le comunità ebraiche europee fu forse la goccia che fece traboccare il vaso, e pose a molti intellettuali ebrei la questione di una patria per le loro comunità. Tutti presero coscienza che persisteva una “questione ebraica”, sia nell’Europa orientale che nell’Europa occidentale, portando moltissimi ebrei ad emigrare verso patrie più sicure. Il XIX secolo è stato il secolo del nazionalismo e dell’evoluzione degli stati nazionali, dove l’individuo è soggetto politico, affrancato. Questo portava allo sgretolarsi del vecchio modello delle comunità ebraiche. In tale contesto nasce il sionismo a matrice politica. Per duemila anni nelle comunità chiuse nei ghetti l’aspirazione era un giorno torneremo a Gerusalemme, una visione messianica del ritorno in Eretz Ysrael.

Il Sionismo

Il termine sionismo è stato motivato dalla collina di Gerusalemme che si chiama Sion o Sionne, e utilizzato per indicare il movimento politico moderno che ha cercato di dare una identità e una coscienza a tutti gli ebrei della diaspora. Il fondatore del sionismo è stato Theodor Herzl,giornalista ebreo di origine ungherese, naturalizzato austriaco. Herzl segue il caso Dreyfus come corrispondente del suo giornale, e si reca a Parigi per seguire da vicino la vicenda. Il giornalista prese coscienza che, dopo circa duemila anni, per gli ebrei non era possibile un’assimilazione e un’integrazione completa con le popolazioni presso cui vivevano, perciò bisognava iniziare  a pensare seriamente ad uno Stato dove poter far vivere in pace e lontano dalle persecuzioni tutti gli Ebrei della diaspora.. Herzl analizzò la situazione dell’impero austro-ungarico, che riuniva molte nazioni le quali avevano tutte la loro rappresentanza presso il parlamento di Vienna, gli unici senza patria erano gli ebrei e non avevano nessun rappresentante. L’avvocato austriaco sviluppò l’idea dello Der Judenstaat / Lo Stato degli Ebrei e nel 1896 pubblicò la sua idea in un volumetto che ebbe da subito un enorme successo e fu tradotto e pubblicato in diverse lingue. Herzl, incoraggiato da tale successo,  organizzò a Basilea dal 29 al 31 agosto del 1897 il primo Congresso Sionista Mondiale. Herzl riuscì a far approvare dal Congresso le tesi del suo lavoro Der Judenstaat e cioè la creazione di uno stato ebraico che si sarebbe dovuto attuare attraverso diverse fasi:

La costruzione all’interno delle comunità ebraiche sparse nel mondo di una coscienza politica sionista, ovvero della consapevolezza che soltanto l’edificazione di uno stato ebraico può risolvere definitivamente la questione ebraica, sottraendo gli Ebrei alle vessazioni e alle persecuzioni di cui erano fatti oggetto soprattutto nell’Europa orientale, in Russia e in Polonia;
La creazione di istituzioni e di organi statuali ebraici, caratterizzati dalla capacità di conciliare le libertà politiche del sistema liberale con le aspirazioni alla giustizia sociale propugnate dai movimenti socialisti;
La ricerca del consenso delle grandi potenze, che avrebbero dovuto assumere il ruolo di garanti della costituzione di uno stato ebraico indipendente preferibilmente in Palestina.
Gli effetti del Congresso furono immediati, nel 1899 a Londra venne fondata la Banca Nazionale Ebraica/Jewish Colonial Trust, per la raccolta e gestione dei fondiper l’acquisto di terreni in Palestina, e nel 1900 il Fondo Nazionale Ebraico / Keren kayemeth leisrael, ente che avrebbe curato l’acquisto e distribuzione dei terreni. Dopo il Congresso Herzl pronunciò una frase profetica:

A Basilea ho fondato lo Stato ebraico.

Forse tra cinque o, al più tardi,

cinquant’anni ognuno se ne renderà conto

Già prima che Herzl divulgasse le sue idee, il movimento migratorio ebraico verso la Palestina e altri paesi del mondo era in atto, a causa dei feroci pogrom che si erano perpetrati in Russia. Secondo stime molto attendibili, dal 1880 al 1929 dalla Russia emigrarono circa tre milioni di ebrei, di cui soltanto quarantacinquemila arrivarono in Palestina. I flussi migratori verso la Palestina erano iniziati già verso gli anni ’20 dell’Ottocento. Ad Hebron esisteva già una comunità ashkenazita di Lubavitch, e già dal 1831  a Safed poi a Gerusalemme si stampava un giornale in lingua ebraica. Fu con questi primi insediamenti che cominciò ad affermarsi la convinzione che gli ebrei erano un popolo e avrebbero dovuto avere una patria. Sono i germi del futuro pensiero sionista laico. Certamente Alfred Herzl, con la sua visione profetica, ha cambiato la storia degli ebrei europei, e rimarrà per sempre uno dei più significativi simboli della rinascita dello stato d’Israele.

Prima che Herzl promulgasse la sua visione  del Judenstaat, si era assistito a quello che gli storici  hanno chiamato: proto-sionismo.

Il proto-sionismo nasce nel 1860 con la fondazione dell’Alleanza Israelitica Universale, guidata da subito sino al 1880, anno della sua morte da Adolphe Crémieux, e della successiva costruzione nel 1861 a Gerusalemme di un sobborgo ebraico finanziato dal filantropo Sir Moses Montefiore.L’idea di uno stato ebraico ha avuto inoltre molti altri padri.

Nel luglio del 1882 quattordici studenti universitari di Charkiv, una cittadina ucraina, fondarono il gruppo Bilu, acronimo derivato da un versetto della Bibbia dal Libro di Isaia (2,5): Beit Ya’akov Lekhu Ve-nelkha / casa di Giacobbe, vieni, camminiamo (nella luce del Signore). Recatisi in Palestina, allora facente parte dell’Impero Ottomano, assieme ad un altro grippo fondarono Rishon Le Zion / La Prima di Sion, una cooperativa agricola, con l’ideale di liberare tutta la Terra d’Israele /Eretz Yisrael.

Il mandato britannico della Palestina

Il nodo di svolta al conflitto israelo-palestinese è il 1917, con La dichiarazione di Balfour, fatta da Lord Arthur J. Balfour,con una lettera inviata il 2 novembre 1917 a Lord Lionel W. Rothschild, Presidente della Fondazione sionista. Nella lettera di Balfour si dichiarava l’approvazione da parte del Re d’Inghilterra della costituzione di un focolare nazionale per il popolo ebraico. La dichiarazione di Balfour fa parte della politica ambigua e spregiudicata che la Gran Bretagna ha portato avanti sin da prima della Conferenza di pace di Parigi del 18 gennaio 1919, perché assegnava un territorio che giuridicamente non era un suo possedimento a diversi soggetti. Infatti nel frattempo la Gran Bretagna aveva fatto promesse agli arabi, come si evince dal carteggio intercorso durante la Prima Guerra Mondiale fra Al-Husayn ibn Ali Sceriffo della Mecca e l’Alto Commissario britannico al Cairo Henry MacMahon, lettere che trattavano del futuro assetto politico dei territori arabi che si trovavano al momento sotto il dominio dell’Impero Ottomano. La politica ambigua del governo britannico aveva proseguito anche con l’accordo Sykes-Picot, accordo segreto tra i governi Inglese e Francese, dove venivano decise le varie sfere d’influenza nel Medio Oriente al termine della Prima Guerra Mondiale, dopo il disfacimento dell’Impero Ottomano. I negoziati si protrassero dal novembre del 1915 al marzo del 1916.

Come abbiamo visto, l’Inghilterra si era impegnata su tre fronti:

Con la Francia: accordo Sykes- Picot – 1915 /1916;
Con gli arabi: carteggio Husayn-MacMahon – 1915 1916;
Con gli ebrei: Dichiarazione di Balfour del 2 novembre 1917.

Inoltre il 3 gennaio 1919 verrà stipulato l’accordo segreto tra l’Emiro Faysal figlio di Husayn ibn Ali Sceriffo della Mecca con Chaim Weizmann(Capo dell’Organizzazione Sionista), accordo che escludeva la Palestina dal futuro stato arabo,accordo stipulato quindici giorni prima che si aprisse la Conferenza di Pace di Parigi.

La Conferenza di pace di Parigi

 Alla fine della Prima Guerra Mondiale a Parigi, dal 18 gennaio del 1919 al 21 gennaio 1920, si svolse la  Conferenza della pace tra le nazioni vincitrici e le Potenze uscite sconfitte dal conflitto. Vi parteciparono 27 delegazioni di 27 nazioni.

Mappa dell’Europa dopo la Prima Guerra Mondiale

Sistemati i nuovi confini europei, sorse il problema dei paesi arabi che avevano fatto parte dell’Impero Ottomano, dati gli enormi interessi economici legate a  queste terre portavano. Abbiamo visto come  le due superpotenze si sono comportate prima durante e dopo il

conflitto. Durante la Conferenza della Pace di Parigi il 28 giugno del 1919 fu fondata la Società delle Nazioni , a cui fu demandato il compito di risolvere la questione dei paesi arabi. Non sapendo come affrontare il problema, escogitarono l’idea  dei mandati, e vennero incaricate la Francia e l’Inghilterra di decidere dell’amministrazione di detti territori. Ma già la Francia e l’Inghilterra avevano deciso tutto. La Francia avrebbe amministrato la Cilicia, la costa siriana e libanese sino ad Akko. La Gran Bretagna avrebbe amministrato la Mesopotamia meridionale compresa Bagdad, il Distretto di Bassora, e in Palestina  i porti di Akko e Haifa. Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e il lago di Galilea sarebbero diventate zone internazionalizzate. Fu l’inizio della catastrofe, perché i buoni propositi della dichiarazione di Balfour furono completamente disattesi e del focolare ebraico si persero le  tracce, mentre agli arabi fu concessa la costituzione dello Stato arabo-palestinese della Transgiordania.

       Il Medio Oriente dopo la Prima Guerra Mondiale

Le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale si comportarono come erano abituate a fare, da potenze colonizzatrici. In particolare in Medio Oriente. Si vanificarono tutti i buoni principi enunciati nei Quattordici Punti di Wilson, esposti dal Presidente Wilson in un discorso del 18 gennaio 1918 davanti al Senato degli Stati Uniti, contenenti i propositi da seguire dopo la guerra per il riordino dei confini delle nazioni coinvolte nel conflitto. Il Presidente americano auspicava una pace senza vincitori, l’uguaglianza delle nazioni, e punto importante l’autogoverno dei popoli. Negli anni intercorsi dalla fine della guerra allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in Palestina tra ebrei e arabiè stato un susseguirsi di scontri armati, con massacri da ambo le parti. L’Inghilterra durante il suo mandato è stata sempre ambivalente. Un periodo buono fu l’inizio del mandato, quando L’Alto Commissario fu Sir Herbert Louis Samuel,che favorì l’immigrazione degli ebrei verso la Palestina. Ogni anno arrivavano circa 10.000 ebrei. Ma con il moltiplicarsi delle colonie ebraiche aumentò anche l’avversione degli arabi verso gli ebrei.

Ribellioni arabe 1920 – 1939

Gli scontri con morti e feriti fra le due comunità erano già iniziati nel 1920 e furono portati alle vecchie comunità ebraiche che risiedevano in Palestina da diverse centinaia di anni. Tra  maggio e giugno del 1920, la comunità ebraica in Palestina organizza a scopi difensivi l’Haganah,dopo che fu sciolta la precedente formazione, l’HashomerL’organizzatore principale delle rivolte fu Muhammad Haj Amin el-Husseini,che per ironia della sorte l’8 maggio del 1921 fu nominato Gran Mufli (Primo Magistrato) di Gerusalemme proprio dall’Alto Commissario britannico,l’ebreo Sir Herbert Samuel. El- Husseini fu eletto anche contro il parere dei musulmani di Gerusalemme. Dal 23 al 29 agosto del 1929, si registrò una delle più cruente rivolte arabe contro la comunità ebraica in Palestina, rivolta innescata per discussioni inerenti l’accesso al Muro Occidentale oMuro del Pianto, in ebraico Kotel. Il muro era sacro sia ai musulmani, perché presso di esso Maometto aveva legato il suo cavallo quando era venuto a Gerusalemme, sia agli ebrei perché  fa parte del Tempio di Gerusalemme distrutto dai romani. Il 14 agosto 1929 seimila ebrei manifestarono sfilando per le strade di Tel Aviv, e la sera ben tremila ebrei si recarono a pregare al Muro del Pianto. La risposta dei musulmani non si fece attendere e il 16 agosto 1929 questi si recarono in corteo al Muro del Pianto e bruciarono i libri di preghiera degli ebrei. L’Alto Commissariato britannico, pensò di non intervenire, dando adito alla sommossa ebraica del 17 agosto 1929 nel quartiere ebraico di Bukkarian quel giorno morì un ebreo. Il funerale celebrato l’indomani 20 agosto, fu il pretesto di una grande dimostrazione ebraica contro la popolazione araba. Tra il 23 e il 24 agosto arrivò la risposta degli arabi, che si rovesciarono per le strade di Gerusalemme e causarono la morte di diciassette ebrei. Il massacro più grosso fu perpetrato a Hebron dove furono uccise circa settanta persone.

In sette giorni di scontri si contarono alla fine sul campo:

133 ebrei morti;
339 ebrei feriti;
110 arabi morti;
242 arabi feriti.

L’alto Commissariato questa volta intervenne, nominò la Commissione Shaw, affidata a Sir Walter Sidney Shaw,la commissione lavorò dal 1929 al 1930, condannò gli attacchi arabi e concluse la relazione dove troviamo scritto: […] senza la quale, secondo noi, i disordini non si sarebbero verificati o non sarebbe stata poco più di una rivolta locale, è il sentimento arabo di ostilità e ostilità nei confronti degli ebrei conseguente la delusione delle loro aspirazioni politiche e nazionali e la paura per il loro futuro economico

Nel frattempo, sempre nell’agosto del 1929, fu istituita la Commissione Hope Simpson, affidata a Sir John Hope Simpson,per occuparsi della questione dell’immigrazione. Redasse il famoso Secondo Libro bianco della Palestina, dove veniva raccomandato di limitare l’immigrazione ebraica verso la Palestina, e chiedeva esplicitamente di curare di più i rapporti con gli arabi e di favorirli nell’inserimento lavorativo anche presso le imprese ebraiche. La reazione delle comunità ebraicheinternazionali fu violenta. Dopo l’ascesa al potere nel 1933 in Germania di Hitler, nel 1934 con la quinta aliah raggiungono la Palestina oltre un migliaio di ebrei tedeschi. Vediamo ora l’immigrazione ebraica di queglianni con gli occhi di un palestinese, Ghassan Kanafani, portavoce del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina che in un suo saggio dal titolo: La rivolta in Palestina del 1936 – 39, pubblicato in inglese a New York nel 1972 a riguardo delle immigrazioni ebraiche in Palestina e del

        Ghassan Kanafani

loro impatto sul tessuto sociale della regione, scrive: Tra il 1933 e il 1935, 150.000 ebrei emigrarono in Palestina, portando la popolazione ebraica del paese a 443.000 – pari al 29,6% del totale – dal 1926 al 1932 il numero medio di immigrati all’anno era di 7,201%. È salito a 42.985 tra il 1933 e il 1936, come risultato diretto della persecuzione nazista in Germania. Nel 1932, 9.000 ebrei tedeschi entrarono in Palestina, 30.000 nel 1933, 40.000 nel 1934 e 61.000 nel 1935, quasi i tre quarti dei nuovi immigrati che si stabiliscono nelle città. Se il nazismo era responsabile per terrorizzare gli ebrei e costringerli fuori dalla Germania; era il capitalismo “democratico”, in collaborazione con il movimento sionista, che era responsabile di dirigere un numero relativamente grande di migranti ebrei in Palestina, come illustrato da quanto segue: di 2.562.000 ebrei fuggiti dalla persecuzione nazista, gli Stati Uniti accettarono solo 170.000 (6.6%) ), la Gran Bretagna 50.000 (1,9%), mentre la Palestina ha ricevuto l’8,5% e 1.930.000 (il 75,2%) ha trovato rifugio nell’URSS. Il grave impatto economico dell’immigrazione in Palestina può essere realizzato quando si considera che una percentuale relativamente grande di coloni ebrei erano fondamentalmente capitalisti: nel 1933, 3.250 di questi ultimi (11%) erano considerati capitalisti, nel 1934, 5.124 o 12 %, e nel 1935, 6.309 o 10%. […]Un censimento ufficiale del 1937 indicava che un lavoratore ebreo medio riceveva il 145% in più di salari della sua controparte araba palestinese: (Il 433% in più nelle fabbriche tessili che impiegavano donne ebree e arabe e il 233% nelle fabbriche di tabacco).”Nel luglio del 1937, i salari reali del lavoratore arabo palestinese medio diminuirono del 10% mentre quelli di un lavoratore ebreo aumentarono del 10%. La situazione ha provocato un crollo quasi totale dell’economia araba in Palestina, che ha colpito principalmente i lavoratori arabi palestinesi. Nel suo rapporto alla Commissione Peel Royal, George Mansour, il Segretario della Federazione dei Lavoratori arabi palestinesi a Giaffa, ha indicato che il 98% dei lavoratori arabi palestinesi aveva uno standard di vita “ben al di sotto della media. Ora vediamo come da parte ebraica è stata percepita la rivolta del 1936 -1939.In Sionismo e Israele – Dizionario enciclopedico – Definizione della rivolta araba (in Palestina) o “La grande rivolta, leggiamo: Tutte le questioni della lotta arabo-sionista in Palestina erano maturate ed erano state formulate al momento della rivolta. Ogni parte era giusta dal loro punto di vista. Il vero problema era la minaccia di una maggioranza ebraica in Palestina, che avrebbe fatto perdere agli arabi palestinesi ogni speranza di controllo politico sulla Palestina. La realtà della minaccia è stata riportata dall’aumento della popolazione ebraica dal 17% al 27% della popolazione palestinese in cinque anni. Nel 1935, l’ultimo grande anno di immigrazione, oltre 66.000 ebrei erano arrivati in Palestina, in gran parte dalla Germania, dove le condizioni erano diventate intollerabili con l’ascesa del nazismo. La percezione araba della minaccia è stata chiarita fin dall’inizio. Nel 1919, i rappresentanti del consiglio musulmano-cristiano di Giaffa stavano dicendo:

“Spingeremo i sionisti in mare o ci spingeranno nel deserto”

Questa animosità e desiderio di dominio era legittimo dal ristretto punto di vista degli interessi nazionalisti, anche se è da notare che gli arabi della Palestina non avevano mai avuto il controllo politico della Palestina in tutta la storia. Originariamente questa era una provincia del califfato arabo e in seguito una provincia degli imperi turchi mamelucchi e ottomani.

A seguito della rivolta araba del 1939, il 17 maggio 1939 viene pubblicato il Libro Bianco Malcon MacDonald, (Segretario alle Colonie), allo scopodi calmare gli arabi con il limitare la vendita di terreni agli ebrei. Infattiviene detto esplicitamente: Tenuto conto della crescita naturale della popolazione araba e l’importanza delle vendite di terre arabe agli ebrei, in certi punti non resta più abbastanza posto per nuovi trasferimenti di terre arabe, mentre in altri punti questi trasferimenti devono essere limitati perché i coltivatori arabi possano mantenere il loro livello attuale di vita e non sia creata nelle vicinanze una corposa popolazione araba senza terre. In queste circostanze, l’Alto Commissario riceverà tutti i poteri per proibire e regolamentare i trasferimenti di terre.

I pieni poteri vengono trasferiti all’alto Commissariato, che provvederà a regolamentare la compravendita di terreni da parte degli ebrei. Il documento definiva anche le zone della Palestina dove non si poteva acquistare:

La Samaria;
La Striscia di Gazza;
La regione di Be’er Sheva.

Inoltre stabiliva dove si potessero acquistare dopo speciale autorizzazione:

La Valle del Giordano;
Galilea fra Tantura e Haifa;
A sud del Neghev;

Le vendite erano libere:

A sud di Tantura sino a sud di Tel Aviv e nella regione di Haifa.

Il Libro regolamentava anche il numero degli ebrei che avrebbero potuto entrare un Palestina:

75.000 in cinque anni. Al termine del quinquennio nessuna immigrazione ebraica sarebbe stata consentita se non autorizzata dagli arabi della Palestina.

Il documento inoltre affermava che: Il governo di Sua Maestà [Britannica] dichiara oggi senza equivoco che non è assolutamente nelle sue intenzioni trasformare la Palestina in uno Stato ebraico» «Il governo di Sua Maestà [ha il] desiderio […] di vedere stabilito infine uno Stato indipendente della Palestina» «Se, al termine di dieci anni, si constati che l’indipendenza debba essere aggiornata, il governo britannico consulterà gli abitanti della Palestina, il Consiglio della Società delle Nazioni» «Lo stato indipendente dovrà garantire una condivisione del governo tra Arabi ed Ebrei tale che siano salvaguardati gli interessi essenziali di entrambe le comunità. Il Libro Bianco  Malcom MacDonald, scatenerà l’ira degli ebrei infatti David Ben Gurion,dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondialedichiarò: aiuteremo i britannici nella guerra come se non ci fosse il Libro Bianco e lotteremo contro il Libro Bianco come se non ci fosse la guerra.

L’immigrazione araba verso la Palestina dal 1936 al 1945 è stata di 100.000 persone, ma già vi erano arrivate dalla fine del IXX secolo al 1935 oltre 200.000 persone, invece l’immigrazione ebraica in Palestina dal 1882 al 1948 fu di 430.000 persone. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale vide gli ebrei di Palestina schierati con le truppe Alleate. Fu costituita una Brigata ebraica / Chativah Yehudith Lochemeth / Forza di combattimento ebraica,  arruolamento voluto da Winston Churchill, ne facevano parte  ebrei della Palestina, ebrei provenienti dai territori dell’Impero Britannico, ebrei polacchi e russi. A comandare la Brigata fu nominato il Brigadiere Generale Ernest Frank Benjamin. La brigata combattè con la VIII armata inglese sui fronti africani e in Italia.

La fine della Seconda Guerra Mondiale svelò al mondo una delle più grandi tragedie che l’umanità avesse conosciuto, la SHOAH, che aveva causato la morte di oltre 6.000.000 di ebrei europei. Il mondo inizia a prendere coscienza che esiste un problema ebraico.

Il kibbutz

Un ruolo fondamentale fu svolto dai primi pionieri che avevano capito che per avere un focolare proprio dovevano sviluppare l’idea di colonizzare la terra, garantirne il possesso, coltivarla e  difenderla con una vigilanza assidua, educare tutti i membri al lavoro comune e alle scelte comunitarie del gruppo. Questi principi produssero il modello della homà umigdal / la torre e la palizzata. Era nata l’idea del kibbutz, cioè una forma associativa volontaria di tutti i lavoratori che lo abitano. Il kibbutznik lavora e in cambio non riceve denaro, ma tutto ciò che gli serve per vivere. Questa forma di associazionismo risale sin dalla fondazione del primo kibbutzDegania Alef, avvenuta nel 1909, sulle rive del lago Tiberiade, allora sotto il governo dell’Impero Ottomano. La terra era stata acquistata da una famiglia persiana che risiedeva a Beirut. I kibbutznik, con il loro lavoro e con il loro addestramento militare, sono stati tra i più importanti artefici della fondazione dello Stato d’Israele.

Lega araba

Il 22 marzo del 1945 con il Protocollo di Alessandria, viene costituita con sede a Il Cairo la Lega araba/ Jāmiʿat al-Duwal al-ʿArabiyya, una organizzazione internazionale politica a cui aderiscono paesi del Nord Africa, del Corno d’africa e della penisola arabica. I primi stati membri che aderirono furono:

Arabia saudita;
Egitto;
Transgiordania, dopo il 1946 diventerà Giordania;
Iraq;
Libano;
Siria;
Yemen. dal 5 maggio.

Il Protocollo di Alessandria prese in esame anche la questione ebraica in Palestina, e pur riconoscendo le sofferenze e gli orrori che il popolo ebraico aveva patito sotto il nazismo, non riconosceva le pretese sioniste della fondazione di uno stato ebraico in Palestina. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a Basilea si svolse il XXII Congresso Sionista, Al Congresso erano presenti delegati di ebrei palestinesi guidati da David Ben Gurion, delegati americani guidati dal rabbino Abba Hillel Silver,mentre erano assenti delegati delle comunità ebraiche dell’Est europeo, perché completamente cancellate dalla Shoah. Ben Gurion chiese all’assemblea l’autorizzazione a proseguire la lotta contro i britannici. L’assemblea votò a favore di questa risoluzione. Da questo momento lo scontro tra ebrei e britannici si trasformò in scontro militare. Il fatto più eclatante che sconvolse anche le componenti ebraiche presenti in Palestina, fu l’attentato all’Hotel King David di Gerusalemme del  22 luglio 1946, che causò la morte di 25 persone. L’attentato fu realizzato da uomini dell’Irgun e della Banda Stern, doveva prendere parte all’attentato anche l’Haganà, ma per l’intervento di Chaim Weizmann non partecipò all’attentato. Secondo altre fonti vi partecipò.

Il terrorismo ebraico in Palestina – 1945 – 1948

Per gli arabi della Palestina il ricorso agli atti di terrorismo era volto a fermare l’ondata di arrivo di ebrei, perché considerata come una invasione straniera. Gli ebrei di Palestina effettuarono un ricorso al terrorismo più sistematico e più organizzato, perché portato avanti da organizzazioni militari, come l’Haganah e il Palmach e paramilitari come la Banda Sterne l’Irgun. Secondo fonti dell’Irgun, dal 1936 al 1939 gli arabi causarono la morte di circa 320 ebrei, le rappresaglie portate a termine dall’Irgun  nello stesso periodo causarono la morte di 250 arabi e di diversi militari britannici. Una delle più eclatante azioni compiute dai quattro battaglioni del Palmach fu la distruzione in contemporanea di 11 ponti la notte del 17 giugno 1946, azione che è passata alla storia come La Notte dei Ponti, in cui i commandos ebrei distrussero tutti i ponti che collegavano la Palestina alla Transgiordania, alla Siria, al Libano e al Sinai. Il 13 aprile del 1948 gli arabi sferrarono un attacco all’Hadassah Hospital  sul Monte Scopus, vennero uccisi  78 ebrei. Il 12 maggio1948, gli arabi assalirono il kibbutz religioso di Kfar Etzion sulla strada che univa Gerusalemme a Hebron,uccidendo circa 129 persone.

Operazione Nahshon

Villaggi conquistati durante l’Operazione Nahshon

Deyr Yassin, un villaggio sulle alture vicino Gerusalemme, che contava circa seicento abitanti, si trovò coinvolto nella battaglia che è passata alla storia come Operazione  Nahshon, in ebraico Miytza Nahshon, in arabo Ma’rakat al-Qastal. E’ stata un’operazione militare che si è svolta durante la Guerra d’indipendenza combattuta dagli ebrei quando stava per nascere lo Stato d’Israele. Scopo dell’operazione era quello di liberare la strada che da Tel Aviv saliva a Gerusalemme, ciò comportava l’occupazione militare di tutti i villaggi della zona, come previsto dal Piano Dalet per rompere l’assedio di Gerusalemme, onde  far arrivare i rifornimenti nella parte est della città. Il comando ebraico voleva accelerare i tempi prima che le Nazioni Unite deliberassero la spartizione della Palestina in due stati, avendo la paura e la certezza che gli stati arabi confinanti avrebbero sferrato l’attacco decisivo subito dopo. Il piano prevedeva l’occupazione e l’espulsione fuori dai confini d’Israele di tutti gli abitanti dei villaggi Il piano prevedeva che, qualora gli abitanti dei villaggi non si fossero opposti, potessero rimanere sotto il governo militare ebraico. L’attacco al villaggio di Deir Yassin fu sferrato da centoventi uomini dell’Irgun e della Brigata Stern, causò la morte di centodiciassette arabi, quattro feriti e la morte di quattro militari ebrei. La strage venne condannata dall’Agenzia ebraica, il Gran rabbino di Gerusalemme maledisse gli autori, Ben Gurion espresse la sua riprovazione all’emiro Abdullah di Transgiordania.  

La legione araba

Consegna della Bandiera di  Guerra al Centro Militare “A

a destra si intravede il Gran Mufti di Gerusalemme

Muhammad Haj Amin el-Husseini, l’8 maggio del 1921 fu nominato Gran Muflidi Gerusalemme proprio. Possiamo considerarlo uno dei più importanti leader del nazionalismo arabo. Husseini avversò sin da subito la penetrazione sionista in Palestina dopo la Dichiarazione Balfour e all’idea della costituzione di uno Stato ebraico, invece era favorevole alla creazione di uno Stato arabo nella regione. Husseini, fu uno dei più feroci avversari dell’anticolonialismo britannico. Per perseguire i suoi ideali non esito a schierarsi con la Germania nazista e con l’Italia fascista e si prodigò per il reclutamento di arabi da inserire nelle formazioni delle Waffen-SS, e nelle file dell’Esercito italiano, in questa operazione fu coadiuvato  dall’ex primo ministro iracheno Rashid Ali al-Kailani, convinsero Mussolini a creare la legione araba che vide la luce il 10 ottobre del 1942 al comando del maggiore Ugo Donati. Husseini fa suo il principio della realpolitik: il nemico del mio nemico è mio amico, accomunando il panarabismo e il pangermanesimo.

Guerra civile del 1947 – 1948 in Palestina

e nascita dello Stato d’Israele

Il 18 febbraio del 1947 il Governo Inglese annuncia che si ritirerà dalla Palestina, rinunciando al Mandato. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella seduta del 29 novembre 1947 delibera il Piano di spartizione della Palestina, senza il voto favorevole dell’Inghilterra e della Lega Araba, con 33 voti a favore, 13 contrari, 10 astenuti. Il 14 maggio del 1948 l’esercito britannico ammaina per l’ultima volta la Union Jack e lascia Gerusalemme. David Ben Gurion, responsabile del Movimento Sionista,proclama la nascita dello Stato d’Israele. Il 15 maggio 1948, gli Stati arabi di Egitto, Giordania, Siria, Libano e Irak invadono Israele, è iniziata la prima guerra arabo-israeliana

Breve bibliografia

Corrado Martone, Il giudaismo antico (538 a.e.v. – 70 e.v.), Carocci Editore, Roma 2008:
Corrado Martone (a cura di), Lettere di Bar Kokhba, Paideia, Brescia, 2012;
Scipione Guerracino, Una guerra del ventunesimo secolo, Mondadori, Milano, 2002;
Eli Barnavi, Storia d’Israele. Dalla nascita dello stato all’assassinio di Rabin, Bompiani, Milano, 2001;
Claudio Vercelli, Israele. Storia dello Stato (1881 – 2007), Giuntina, Firenze, 2008;
Claudio Vercelli, Storia del conflitto israelo-palestinese, Laterza, Roma – Bari, 2010;
Giovanni Codovini, Storia del conflitto arabo israeliano palestinese, Bruno Mondadori, Milano, 2004;
James L. Gelvin, Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerra, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2007;
Aharon Megged, Il viaggio verso la terra promessa. La storia dei bambini di Selvino, Milano, Mazzotta, 1997;
Rossi Romano, La Brigata Ebraica. Fronte del Senio 1945, Imola, Corso Bacchilega, 2005;
Blum Howard, La Brigata. Una storia di guerra, di vendetta e di redenzione, Net (collana storica), 2005;
Samuele Rocca- Luca S. Cristini, La Brigata Ebraica e le unità ebraiche nell’esercito britannico durante la II Guerra Mondiale, Soldiershop, 2012;
Ghassan Kanafani, La rivolta del 1936-1939 in Palestina, Contesto, dettagli, analisi, Roma, Centro Documentazione Palestinese, 2016.
Piero Dagradi & Franco Farinelli, Il mondo arabo e islamico, Utet, Torino, 1992;
Stefano Fabei, Il fascio, la svastica e la mezzaluna, Mursia, Milano, 2002,
Piero Crociani, Pier Paolo Battistrelli, Repati di élite e forze speciali dell’esercito italiano, 1940-43, Libreria editrice libreria goriziana, Gorizia, 2012.

ASTI – 1 – 2 DICEMBRE 2018

Polo Uni Astiss “Rita Levi-Montalcini” e Fondazione Biblioteca Astense “Giorgio Faletti”

CONVEGNO
IN RICORDO DI PAOLO DE BENEDETTI (1927/2016)

NARRARE: LA PAROLA SCRITTA E ORALE

Aderiscono

Societa’ di studi astensi
Ethica
Istituto per la storia della resistenza e della societa’ contemporanea di asti

Con il patrocinio di

Info: ceprosasti@libero.it / tel. 345.4136886

Programma di sabato 1 dicembre 2018, Polo Uni-Astiss “Rita Levi-Montalcini” Corso Alfieri, Area De Andrè – Asti

Ore 15,00 Moderatore
Luigi Rigazzi – Redazione di QOL

Ore 15, 10 Saluti
Maurizio Scordino – Direttore CEPROS-ONLUS ASTI
Mario Sacco – Presidente del Polo Uni-Astiss “Rita Levi-Montalcini”
Roberta Bellesini – Presidente Fondazione Biblioteca Astense “Giorgio Faletti”
Marco Prastaro – Vescovo di Asti
Maurizio Rasero – Sindaco di Asti
Gianfranco Imerito – Assessore alla Cultura e all’Università del Comune di Asti
Pippo Sacco – Presidente della Società di Studi Astensi
Agnese Cini – Presidente di Biblia
Maria De Benedetti – Presidente del Cepros Asti-Onlus

Ore 16,30 Interventi
Paolo De Benedetti e la sua città Asti

Maria Luisa Giribaldi – Storica
Personalità e famiglie ebraiche di Asti
Donatella Gnetti – Direttore della Biblioteca Astense
Cultura ed editoria astigiana nella seconda metà dell’800
Nicoletta Fasano – Ricercatrice Israt – Vice Presidente Cepros Asti-Onlus
Le pubblicazioni periodiche astigiane nel dopoguerra (anni ’60 / ’70)

Ore 17,15 Pausa

Ore 17,30 Interventi
Paolo De Benedetti Maestro di Editoria

Piero Gelli – Direttore Editoriale – Critico letterario
Paolo De Benedetti, una disarmante impazienza
Giovanni Menestrina – Consulente Editoriale Trento –
Paolo De Benedetti e la traduzione
Laura Novati – Saggista – Consulente Editoriale –
L’albero della conoscenza di PDB
Michela Bianchi – Giornalista – Ricercatrice MC Editrice –
PDB e lo spirito della parola
Daniel Vogelmann – Fondatore Casa Editrice Giuntina – Firenze
Paolo De Benedetti e il lavoro editoriale.
David Bidussa – Storico Sociale delle idee, Responsabile editoriale
Fondazione “ Giangiacomo Feltrinelli”
Ore 19,00 Termine lavori

Programma di Domenica 2 dicembre 2018 – Fondazione Biblioteca Astense “Giorgio Faletti” Via Goltieri – Asti

Ore 9,00 Moderatore
Ilario Bertoletti – Direttore Editoriale Morcelliana – ELS La Scuola

Ore 9,10 Saluti
Donatella Gnetti – Direttore della Biblioteca Astense
Elsa Saibene – Direttore di SEFER

Ore 9,30 Introduzione

Roberto Gatti – Docente di Filosofia e Storia
Paolo De Benedetti e la filosofia ebraica. A partire da Qohelet
Ezio Claudio Pia – Dottore di Ricerca di Storia Medievale
“Unire lo studio dei morti a quello di viventi”: Paolo De Benedetti, l